Comitato Promotore della Legge di Iniziativa Popolare per l'Introduzione nel Sistema Elettorale Italiano delle
Primarie Aperte a Tutti gli Elettori ai fini della Proposta e della Selezione delle Candidature
Organo Ufficiale del COMITATO PER LE PRIMARIE APERTE

G1 a- Media e Testate che hanno parlato di Primarie in genere

Gli articoli e gli interventi stampa/media sulle Primarie

un'informazione utile: per vedere molti degli articoli originali dalle pagine dei giornali si consiglia di collegarsi alla Rassegna Stampa della Camera dei Deputati.
Cliccando su una delle sei modalità di ricerca, "parole da ricercare", si apre una finestrella dove potrete inserire la parola chiave (nel nostro caso è "primarie") e bisogna cliccare sul tasto in basso ("applica"). La finestrella si chiude e sulla pagina principale ci sarà la parola chiave inserita. Ora si può avviare la ricerca cliccando sul tasto in basso "avvia ricerca".
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AGI

Cronache locali - Milano
PRIMARIE: FORMIGONI, STRUMENTO DI DEMOCRAZIA (2)
(AGI) - Martedì 25 Gennaio 2005

Milano, 20 gen. - Secondo il 'governatore' della Lombardia bisogna quindi studiare "il come e il quando" ricorrere alle primarie allo scopo di "coinvolgere di piu' i cittadini: e' una cosa importante, anche perche' c'e' un versante, molto ampio, di astensionisti che non fanno bene alla democrazia".

Primarie dunque secondo Formigoni come "strumento di democrazia soprattutto nel momento in cui si va verso alleanze che sono codificate e non possono essere determinate soltanto dai partiti".
Formigoni a questo proposito ricorda che: "Una volta la gente poteva scegliere il proprio deputato, il proprio senatore, in un arco vasto di sfumature diverse pur all'interno dello stesso partito. Il voto di preferenza garantiva questo.
L'alleanza tra partiti, che poteva essere fatta dopo le elezioni, garantiva questo.
C'era il rischio dell'instabilita' - conclude - e si doveva eliminarlo", da qui la scelta del bipolarismo che potrebbe pero' essere arricchito proprio dal ricorso alle primarie. (AGI) Car/Msc 2013


Adnkronos

Lunedì 24 Gennaio 2005, 18:58
Gad: Zanda, Primarie Grottaferrata da prendere con le molle
di (Red-Pol/Ct/Adnkronos)

Roma, 24 gen. - ''A Grottaferrata avrebbero votato circa mille e trecento elettori su piu' di 15.000 aventi diritto. Non c'e' stato nessun controllo indipendente in grado di garantire l'esattezza di queste cifre. Prendiamole, quindi, con le molle.

Comunque, 1.300 votanti sono un risultato molto modesto per quelle che pomposamente sono state chiamate elezioni primarie di Grottaferrata. Ne' vale il confronto con la Puglia dove votava il solo centro sinistra, mentre a Grottaferrata e' stato chiesto il voto anche alla destra''. Lo afferma il senatore della Margherita Luigi Zanda che denuncia: ''Da cinque mesi i cittadini di Grottaferrata vengono tempestati da una campagna quotidiana molto vistosa''.


Adnkronos

24-GEN-05, ore 17:47
REGIONALI: TOSCANA- PRIMARIE, CAMBIA LA LEGGE

Firenze, 24 gen. - (Adnkronos) - Dopo le osservazioni mosse dall'autorita' garante della privacy sulla normativa toscana che riguarda le primarie, ovvero le modalita' di selezione dei candidati per le elezioni regionali, la commissione speciale del Consiglio regionale ha dato il via libera ad alcune modifiche alla legge e al regolamento di attuazione.
I consiglieri di centrodestra presenti in commissione hanno votato contro.
Le modifiche, secondo la commissione presieduta dal consigliere Agostino Fragai (Ds), adeguano la normativa alle leggi che tutelano la privacy. (Fas/Col/Adnkronos)


Adnkronos

Lunedì 24 Gennaio 2005, 17:01
Lazio : Hermanin, Martellamento Mediatico Sulle Primarie Di Grottaferrata Di
(Mbe/Col/Adnkronos)

Roma 24 gen. - ''Sono giorni che va in scena un martellamento mediatico sulle cosiddette 'Primarie' di Grottaferrata. Mentre il centrosinistra ha scelto unito una candidata-Sindaco, Seppa Elmo, psichiatra diessina molto conosciuta e stimata per il suo impegno nel mondo ambientalista, c'e' chi si diverte ad organizzare una specie di karaoke elettorale, ma quel che e' piu' grave a spacciarlo per un rinnovamento della politica''.
Lo afferma il Capogruppo della Margherita al Consiglio regionale del Lazio, Giovanni Hermanin.


Adn-Kronos

24 gennaio 2005 ore 16.41

''Le primarie da poco concluse a Grottaferrata hanno l'unico effetto di danneggiare il centrosinistra e mettere a rischio l'affermazione alle prossime amministrative del 3 e 4 aprile''. E' il commento del coordinatore provinciale di Roma della Margherita e consigliere regionale, Bruno Astorre, dopo la chiusura dei gazebo dove sono state raccolte le indicazioni dei cittadini di Grottaferrata sul nome di un candidato sindaco.


Adnkronos

Gad: domani e lunedi' primarie all'americana a grottaferrata
22/01/2005, ore 18:34

(Roma, 22 gen.) - Dopo la Puglia domani tocca a Grottaferrata. Primarie aperte quelle della cittadina dei Castelli, all'americana. Aperte a tutti gli elettori: di centrodestra e centrosinistra per designare i candidati alla carica di sindaco di entrambe le coalizioni. Prima di quelle che dovranno incoronare Romano Prodi leader del centrosinistra e dopo quelle che hanno designato Vendola come sfidante di Raffaele Fitto alle elezioni regionali pugliesi, domani e lunedi gli elettori di Grottaferrata potranno recarsi alle urne per scegliere fra sette candidati di varia estrazione politica che si contenderanno la nomination, che ovviamente dovra' poi essere ratificata dai partiti, alla carica di sindaco.

La Repubblica

22 gennaio 2005

L'intesa sarebbe stata raggiunta in una cena a Bologna Chi si candida dovrà farlo con un programma alternativo

Vertice Prodi-Fassino-Parisi

accordo per le primarie a maggio


ROMA - Ottimo clima: così in ambienti vicini al leader dell'Ulivo viene descritto l'incontro che si è tenuto ieri sera a Bologna tra Romano Prodi, Piero Fassino e Arturo Parisi. Tema, le primarie. A quanto si apprende in ambienti dei Dl sarebbe stato confermato di fare le primarie in maggio, così come deciso martedì scorso al vertice della Gad con Prodi. A sciogliere l' empasse che ha tenuto banco in questi ultimi giorni nel Centrosinistra, sarebbe stato un lavoro di ricucitura svolto da Parisi che oggi ha sentito tutti i leader del Centrosinistra, individuando come punto d'intesa il fatto che chi si candida alle primarie deve dichiarare che si candida con un programma alternativo a quello del leader della Fed. Una soluzione, questa, che avrebbe soddisfatto anche la Quercia, preoccupata dell'eccessivo spazio lasciato a Bertinotti se gli fosse stata data la possibilità di candidarsi non in contrapposizione a Prodi e al suo programma.


la Repubblica

20/01/2005

Vademecum per le primarie

di Ilvo Diamanti

Coltivare l albero della democrazia è un opera buona e fruttuosa. Ma occorre farlo in modo convinto e competente. Si rischiano, altrimenti, conseguenze inattese. Com è avvenuto in Puglia, domenica scorsa. Dove la vittoria di Nichi Vendola ha spiazzato gli stessi dirigenti del centrosinistra. quali avevano promosso le consultazioni primarie perché non riuscivano a mettersi d accordo sul candidato. Le primarie come "metodo di soluzione di conflitti irrisolti" hanno sortito un esito imprevisto (dai leader della Gad). Decretando la prevalenza del candidato politicamente più radicale su quello vicino alla Margherita. Così, oggi, molti, anche nel centrosinistra, si affannano a spiegare che in Puglia ha "vinto" un estremista; e che altrove potrebbe avvenire lo stesso. Che, per questo, le primarie debbono venire "governate", in futuro, con giudizio.
Tuttavia, sarebbe penoso aggiungere errore ad errore. Pretendendo, dopo aver aperto le porte, senza troppa cautela, all esercizio della democrazia diretta, nel centrosinistra, di addomesticarla, oppure di gestirla in modo furbesco. Meglio fermarsi un istante a riflettere, in una fase tanto critica.
Le primarie sono un importante metodo di democrazia diretta, che serve a coinvolgere i militanti, i simpatizzanti e gli elettori, nella selezione della leadership e nell identificazione dei programmi.
In Italia, si è cominciato a parlarne circa un decennio fa, dopo la crisi dei partiti tradizionali. E da quando, in particolare, si è affermato l Ulivo, come coalizione, ma anche come soggetto politico "distinto" rispetto alle sigle che ne facevano parte.
Le primarie, in altri termini, hanno assunto un significato simbolico. Fra gli elettori di centrosinistra, infatti, sottolineano la domanda di unità e di partecipazione "oltre i partiti".
D altra parte, non ci sono, in Europa, esempi di elezioni primarie, nei termini oggi previsti in Italia. Altrove (nei paesi scandinavi, ad esempio), i candidati sono scelti dalle assemblee degli iscritti (lo ha ricordato Ignazi, in un recente saggio sulla Rassegna Italiana di Scienza Politica).
Per questo, quando si parla delle primarie, in Italia, si evocano gli Usa. I cui partiti, peraltro, non somigliano (somigliavano) per nulla ai nostri. Pragmatici, poco strutturati, ideologicamente compatibili, si mobilitano e si affermano soprattutto nel voto presidenziale.
Le primarie, per questo, ne costituiscono la principale "missione" e il principale meccanismo di funzionamento (almeno in ambito federale).
Tuttavia, negli Usa le primarie sono davvero "aperte". Sia perché gli elettori sono "abituati" a frequentarle (ma negli Usa per votare occorre "prima" iscriversi alle liste elettorali: il voto è un diritto, non un dovere). Sia perché vi concorrono diversi candidati e non c è un vincitore predestinato. Kerry è diventato candidato dei Democratici senza che nessuno lo avesse previsto e pronosticato.
Perché le primarie hanno una propria dinamica, una propria logica. Seguono regole specifiche; difficili da apprendere, senza averle prima sperimentate.
In Italia, fino a oggi, se ne è discusso in modo largamente approssimativo e ideologico. Affidando il compito della riflessione alla competenza e alla passione di alcuni intellettuali (Pasquino, Barbera e Ceccanti, fra gli altri). Autorevoli, quanto poco ascoltati. Per questo è meglio ricordare a noi stessi, in primo luogo alcuni aspetti, sottovalutati, che condizionano il funzionamento delle primarie.
Prendendo spunto dalla "lezione pugliese".
a) Nelle primarie, anche quando sono "aperte" a tutti gli elettori che dichiarino la propria preferenza di coalizione (come in Puglia), non votano tutti. Solo i più coinvolti, appassionati, militanti vi partecipano. Gli elettori più moderati, quelli "non allineati", più esterni alla politica, difficilmente votano alle primarie. Spesso, faticano a votare anche alle elezioni vere e proprie. Se queste sono le componenti determinanti per vincere le elezioni, occorre prendere atto che non necessariamente chi vince le "primarie" soprattutto dove non costituiscano una tradizione assimilata è il più "adatto" a vincere le elezioni vere. Conviene ricordare che la Bartolini, sconfitta a Bologna da Guazzaloca, aveva trionfato nelle primarie con l 80 per cento dei voti.
b) Nelle primarie contano molto le risorse organizzative, ma anche, forse di più, la "visibilità" e l appeal del candidato. Questa mi pare la spiegazione più credibile del successo di Vendola. Non certo "l estremismo". Né la presunta "rivolta contro gli apparati" (Vendola è uomo d apparato, impegnato nella società civile, come ha ricordato D Alema, intervistato da Giannini). È, semmai, il suo personale "radicamento" territoriale, soprattutto a Bari. È la sua "capacità mediale". Altri leader di Rifondazione, magari più importanti di lui, al posto avrebbero incontrato una sorte ben diversa.

Da questa "lezione" possiamo trarre alcune indicazioni, tanto più importanti ora, che la Gad (ma davvero intende presentarsi con questo nome il centrosinistra) ha indetto le primarie, a maggio, per decidere il candidato premier in vista delle prossime elezioni politiche.
1. Le primarie vanno preparate bene. Non possono essere improvvisate. Come altre scelte del centrosinistra in questi anni (ho davanti agli occhi l esperienza della lista unitaria, avviata senza convinzione e sospesa nonsisaperché, dopo un risultato per nulla disprezzabile). Debbono fondarsi su regole chiare. E debbono essere "pensate", programmate, coordinate da organismi composti da figure rappresentative, competenti e responsabili.
2. Se si vuole evitare che votino "i soliti noti", gli impegnati di professione, occorre curarne la "comunicazione". In modo che tutti, o quasi, i potenziali elettori, sappiano che ci sono; come, perché, per chi si vota. In modo che i candidati abbiano possibilità di farsi conoscere e di far conoscere le proprie idee. Per questo è importante il rapporto con le organizzazioni e le associazioni, ma anche con le emittenti nazionali e locali.
3. La dicotomia fra persone e programmi, è dannosa. Un candidato deve promuovere programmi. E viceversa. Senza possibilità di scindere, tatticamente, gli uni dagli altri.
4. Le candidature non possono essere "finte". Chi ha pensato alle primarie del prossimo maggio come un rito dall esito scontato, a favore di Prodi, meglio avrebbe fatto a organizzare qualcosa di diverso. Una convention. D altra parte, "chiudere" la competizione artificialmente, in modo verticista, come in Puglia, dove è stata ridotta a un confronto personale fra Ulivo e Sinistra, impoverisce il dibattito. E le possibilità di scelta. Rischia, inoltre, di produrre risultati inattesi e sgraditi. Per questo, se si fanno le primarie, occorre farle seriamente. "Aperte" a diversi concorrenti "veri", con un confronto "vero". Senza vincitori predestinati. Sapendo, ovviamente, che c è un favorito. Ma senza illudersi, o peggio, dare per scontato, che i favoriti siano, naturaliter, i vincenti.
5. Le primarie aperte, di coalizione, comunque vada, indeboliranno i partiti esistenti. Le loro basi di legittimazione e di organizzazione. Può essere un passaggio necessario verso nuove forme di partecipazione. Verso nuovi soggetti politici. Più rappresentativi ed efficienti degli attuali. Ma è meglio dirlo; comunque saperlo, senza fingere. A se stessi, anzitutto.
6. Le primarie sono una sfida difficile e importante, per il centrosinistra e per la democrazia italiana. Vanno affrontate con cura e con coraggio. Senza tenere socchiusa la porta, furbescamente, per controllare meglio chi fare entrare e chi no. Dopo aver promosso e promesso partecipazione. La gente sfonderebbe la porta, travolgendo i malaccorti apprendisti stregoni di turno.


Corriere della sera

19/01/2005

La democrazia dei militanti

di Giovanni Sartori

Magnifico, magnifico! Finalmente arriva in Italia, o quantomeno in Puglia, la vera democrazia, «l'esercizio democratico di dare voce al popolo» (Bertinotti). Inoltre, sorpresa, sorpresa! Infatti ha vinto Vendola, candidato di Rifondazione, contro Boccia, candidato della Margherita. «Io ho sempre saputo che l'idea di un pirata era quella vincente; e il pirata ha vinto, ha affondato la nave del vecchio sistema di potere» (ancora Bertinotti). Anche Prodi esulta: «E' stato un grandissimo esempio di democrazia». Perché, secondo i prodiani, in Puglia hanno perso i partiti, ha vinto lo spirito dell'Ulivo. Trascinato dallo stesso entusiasmo anche il bravissimo amico Paolo Franchi commenta che Prodi «è stato lucido» nel considerare Bertinotti il suo interlocutore privilegiato.
Io, invece, in tutto questo peaneggiare non vedo nessuna lucidità. Allora, e per cominciare, vittoria della democrazia.
Facciamo qualche conto. L'affluenza è stata dichiarata un boom. In realtà gli 81 mila «primaristi» che hanno votato costituiscono meno del 10 per cento dell'elettorato di centrosinistra che ha votato in Puglia alle ultime elezioni europee. E siccome il voto si è diviso pressoché a metà (la differenza è stata di mille voti), Vendola è stato designato da un 5, che poi si riduce a un 2 di chi ha diritto al voto (in Puglia sono 3.500.000).
Ai bei tempi di Stalin, la sua democrazia richiedeva il 99. Oggi Bertinotti si contenta del 5-2. Lui sì, e anche Prodi sì; ma io no.
E quando Vendola dichiara che «questo voto... segna l'esplosione della democrazia» direi che esagera alla grande.
Veniamo alla sorpresa. Se Bertinotti ha sempre saputo che l'idea del pirata era vincente, io ho sempre saputo (dalla letteratura sull'argomento) che il pirata non c'entra e che alle primarie partecipano e vincono quasi sempre i militanti, i più ideologizzati, gli attivisti, e cioè i «sinistri» della sinistra e, simmetricamente, i «destri» della destra.
E questo perché gli elettori «tranquilli» disertano le primarie e detestano il voto continuo. Gli elettori tranquilli, sia di sinistra che di destra, votano, quando votano, alle elezioni vere, non alle elezioni preliminari.
Dunque, per chi si intende di queste cose la vittoria di Vendola non è una sorpresa. La sorpresa sarebbe se Vendola vincesse la Puglia.
In questi casi (da non confondere con le primarie sulla presidenza degli Stati Uniti, un discorso da fare a parte) la regola è che chi vince le primarie perde le elezioni. E' così - ripeto - perché gli «intensi», i militanti, sono sempre più a sinistra, o più a destra, del loro elettorato di riferimento.
Dal che consegue che al loro elettorato la loro scelta non piace. Sbaglierò, ma la scelta di Vendola faciliterà la vittoria di Fitto. E, in generale, ha ragione Diliberto (cossuttiano): «Prodi e Fassino riflettano, le primarie rischiano di non rappresentare i reali rapporti di forza dell'elettorato». Appunto.
Inoltre, nessuno si è ancora soffermato sul problema posto dalle primarie «aperte», e cioè aperte a tutti.
In Puglia si è chiesto ai primaristi di sottoscrivere con firma leggibile la loro adesione al «progetto politico della Grande Alleanza». Ma questa è una protezione risibile.
A parte il fatto che il progetto è ancora nelle nuvole, chi mi impedisce di mentire o comunque di cambiar parere il giorno dopo. Se io fossi Fitto avrei spedito i miei fedeli a votare per Vendola. Fitto non lo ha fatto (non credo a chi denunzia dei brogli). Però, fatta la legge trovato l'inganno.
Succederà, o può sempre succedere. Mettete la faccenda in mano a un Cuffaro (tanto per fare un nome) e ne vedremo di belle.
Sì, temo che con le primarie ne vedremo in ogni caso di belle.


la Repubblica

18 gennaio 2005

IL COMMENTO

Quando le urne decidono

di Miriam Mafai

Da circa dieci anni si discute, nel centrosinistra, dell'opportunità o meno di adottare, per la scelta dei candidati, il metodo delle primarie, già in vigore, sia pure in forme diverse, in America come in Inghilterra e in Germania. Se ne è discusso ripetutamente in sede politica e accademica, in convegni con leader di partito e politologi, mettendo in luce di volta in volta i possibili vantaggi del sistema e i suoi altrettanto possibili inconvenienti.
Ricordo un'organica proposta di legge che venne avanzata nel corso della XIII Legislatura dai parlamentari diessini Claudia Mancina e Antonio Soda.

Proposta presentata, ma presto dimenticata, per la più o meno manifesta ostilità del gruppo dirigente. La selezione dei candidati, insomma, è sempre rimasta saldamente nelle mani delle segreterie dei partiti, in un processo di crescente centralizzazione con il passaggio dal sistema proporzionale a quello maggioritario.

Questo finché qualche settimana fa il centrosinistra, inciampato nel contrasto insuperabile tra due diverse candidature per la elezione del presidente della Regione Puglia, non ha deciso di ricorrere, finalmente, alla via d'uscita delle primarie. O Nichi Vendola o Francesco Boccia. Era scontato che vincesse Francesco Boccia, il giovane e brillante economista della Margherita sostenuto da tutto il centrosinistra. E invece, contro ogni previsione, da una competizione alla quale hanno partecipato, oltre 80.000 elettori, è uscito vincente Nichi Vendola, il candidato di Rifondazione.

Su un centrosinistra da molti mesi impegnato in astratte vertenze nominalistiche (che differenza ci sarà tra "riformisti" e "riformatori"?) e in concretissime per quanto opache vertenze di potere, queste primarie pugliesi, il loro svolgimento e il loro risultato, piombano come un imprevisto elettroshock. Imprevisto e tuttavia benefico, se i gruppi dirigenti della coalizione sapranno coglierne il significato.

Qui non siamo di fronte al grido di un intellettuale indignato, come quello che lanciò ormai due anni fa Nanni Moretti alla manifestazione di Piazza Navona, né al malessere della sinistra inquieta che si è raccolta sabato scorso a Roma attorno alla iniziativa del Manifesto. Nel voto espresso domenica dagli elettori pugliesi, che dopo aver firmato una dichiarazione di adesione al progetto politico della Gad hanno atteso pazientemente per ore il loro turno per esprimere la propria scelta, in quel voto è possibile leggere in primo luogo una gran voglia di partecipazione, una richiesta affannata di democrazia e insieme una protesta contro gruppi dirigenti che si arrogano il diritto di assumere le proprie decisioni facendole calare dall'alto quasi fossero cosa privata.

Da tempo, del resto, chi avesse avuto orecchio per ascoltare avrebbe dovuto rendersi conto di questo diffuso disagio nei confronti di una politica sempre meno leggibile, sempre meno limpida e sempre più lontana dalla sensibilità e dalle richieste di quella che una volta si chiamava "la base".

Una base che non può non sentirsi a disagio di fronte alle continue e spesso incomprensibili polemiche tra i vari leader della coalizione. Polemiche alle quali seguono puntualmente smentite e rettifiche, altrettanto incomprensibili. Non occorre un orecchio particolarmente fine per percepire l'irritazione, la delusione, l'insofferenza che va crescendo tra gli elettori del centrosinistra, una delusione e un'insofferenza che possono anche tradursi in un rifiuto secco della politica e alla fine in astensionismo.
Le primarie di domenica in Puglia, l'alta partecipazione al voto, dicono tuttavia che quel processo, contrassegnato dalla sequenza "delusione-insofferenza-rifiuto della politica" non è scontato. La voglia di partecipare e di decidere è ancora molto forte tra gli elettori. Ma va pure spiegata la sconfitta di Francesco Boccia, che, considerato il più forte nella competizione contro il governatore Fitto, era stato indicato e sostenuto da tutti i partiti del centrosinistra. La sua sconfitta deve essere correttamente letta non come un giudizio sulla sua persona e le sue capacità, ma piuttosto come la manifestazione di un'insofferenza nei confronti di quei vertici romani, di quelle oligarchie che lo avevano indicato e pretendevano di imporlo come il candidato migliore. Al di là delle dichiarazioni ufficiali, il voto pugliese accentua il problema degli equilibri politici della coalizione. La vittoria del candidato di Rifondazione rischia di spostare l'asse dell'alleanza verso la sinistra radicale, mettendo in sofferenza il fronte riformista. E la visibilità che inevitabilmente Bertinotti avrà nel duello con Prodi alle primarie nazionali aumenterà ancora di più questo pericolo.

Le primarie sono uno strumento delicato.

Da maneggiare con cura o per ottenere una ratifica, più o meno larga, delle scelte assunte dal gruppo dirigente, o per promuovere un processo di selezione democratica delle candidature. In ambedue i casi è lo strumento principale di cui il centrosinistra dispone per rinnovare e rafforzare il rapporto con la sua base e i suoi elettori. Dopo tanti anni di dibattiti, il centrosinistra potrebbe assumerle, coraggiosamente, come l'elemento distintivo, la vera novità di cui si fa portatrice la coalizione. Ben vengano dunque le primarie per la scelta del premier, che del resto Romano Prodi ha da tempo proposto nonostante alcune riserve degli alleati.

Ma il vero segnale di cambiamento potrà venire dalla convocazione delle primarie per la scelta dei candidati del maggioritario per le elezioni politiche del 2006, che consentiranno nei singoli collegi una verifica dell'operato dei parlamentari in carica e la individuazione dei migliori candidati per la prossima legislatura.


la Repubblica

17 gennaio 2005

Dopo la vittoria di Vendola i commenti dell'opposizione
Bertinotti entusiasta, silenzio Ds, e i prodiani....

Gad, le primarie sono un caso
Diliberto: "Ora vanno riviste"

di MARCO BRACCONI

ROMA - Nella Gad scoppia il caso primarie. Nichi Vendola (e con lui Fausto Bertinotti) ha vinto le prime, vere consultazioni "di base" dell'opposizione. Ha battuto il candidato di Ds e Margherita. E ora sfiderà il presidente della Regione in carica, Raffaele Fitto. Bella sfida. Difficile dire chi vincerà, ad aprile. Ma si può provare a dire chi ha vinto ieri, nella Grande Alleanza Democratica che Prodi vuole portare al governo del Paese.

"Ha vinto la politica alta", dice un raggiante Fausto Bertinotti. Il segretario di Rifondazione ha difeso ostinatamente Vendola, è riuscito ad imporre le primarie agli alleati dell'Ulivo e della Fed. E ora si gode la vittoria dell'uomo al quale ha affidato la visibilità del suo partito nell'allenza, e il rafforzamento della sua posizione in vista di un congresso che non si annuncia esattamente una passeggiata.

E stamattina, con l'entusiasmo del vincitore, preannuncia l'innesco di un processo politico che ci metterà pochissimo ad arrivare a Roma: "Tanti equilibri posticci saltano, tante presunte verità e tante pigrizie vengono dissolte dalla partecipazione popolare". Poi, con un gesto di galanteria politica, il subcomandante Fausto saluta dicendo che "non perde nessuno, ma vincono anche tutti coloro che hanno accettato di far decidere alle primarie".

Galanteria, appunto, perchè dopo poche ore di sonno il leader dei Comunisti italiani Oliviero Diliberto non parla proprio come un vincitore: "Congratulazioni e fraterni auguri a Vendola, ma va detto che le primarie sono uno strumento che rischia di non rappresentare i reali rapporti di forza dell'elettorato. Prodi e soprattutto Fassino riflettano". Insomma, il meccanismo non va bene e va rivisto.

"Soprattutto Piero Fassino", sottolinea il capo del Pdci. Il segretario del partito che più di tutti rischia di essere spiazzato dall'esito delle consultazioni di ieri. E infatti: dal leader della Quercia arrivano stamattina parole prudenti, calibrate al millimetro: "L'esito ha fatto registrare un'alta partecipazione di cui tutti ci dobbiamo rallegrare; Vendola è il candidato del centro sinistra, e spetta naturalmente a lui il compito di unire intorno a sè tutto il centro sinistra e creare le condizioni per raccogliere il più ampio consenso nella società pugliese. Lo sosterremo con convinzione così come avrebbero fatto con Boccia".

L'esatto contrario della euforia espressa da Pietro Folena, esponente della opposizione interna al segretario, che ridà fiato al Correntone Ds con parole addirittura più solenni di quelle di Bertinotti: "Vittoria straordinaria, ieri la Puglia ha girato pagina". Fuor di metafora, la soddisfazione di Folena è quella di tutti quelli che vogliono spostare l'asse del maggior partito della coalizione, e lavorano perché la Federazione con la Margherita sia più di nome, se proprio dev'essere, che di fatto.

Sembrerebbe una cattiva notizia per gli ulivisti doc. Ma così non è, perchè le primarie che ieri hanno lanciato Nichi Vendola non hanno solo fatto prevalere un uomo di Rifondazione su uno indicato dalla Fed. Hanno anche stabilito un precedente dal quale è difficile tornare indietro: "Un evento storico per tutto il Paese e una grande vittoria della democrazia, lo abbiamo detto ad urne aperte, lo ripetiamo dopo la proclamazione del vincitore", dice Arturo Parisi.

Ora, dopo quei quasi ottantamila elettori, sarà difficile dire che è difficile organizzarle. E altrettanto difficile negare che quegli ottantamila voti sono capaci - ed è qui che le antenne degli ulivisti si drizzano, captando il segnale profondo che arriva dalla Puglia - di ribaltare i tradizionali rapporti di forza espressi (in quota proporzionale) dai singoli partiti. Rapporti di forza con i quali il Professore è da sempre costretto a fare i conti.

Sullo sfondo, le primarie nazionali in vista delle politiche. Il processo politico che si è innescato ieri non è privo di rischi. Ieri ha vinto Vendola, e anche se domani, come pare certo, non vincerà Bertinotti, il leader di Rifondazione si candiderà per contarsi e contare di più nell'alleanza. Tanti voti per il segretario di Rifondazione possono essere un problema in più. Ma è possibile che Romano Prodi e Bertinotti arrivino a quell'appuntamento con lo stesso interesse: fare delle primarie, cioè del "cuore" degli elettori di centrosinistra, il luogo principe del confronto politico nell'Ulivo. Un luogo dove entrambi navigano meglio che nei vertici tra i leader.


Dalla rete civica della Provincia di Roma, sito del Comune di Montecompatri (RM)

L'audace sfida di Willer: primarie uliviste a Grottaferrata
Un interessante esperimento di politica rappresentativa sta per essere testato a Grottaferrata.
Ce ne parla questo articolo pubblicato sul

Corriere della Sera

Roma, 16/11/2004

Il senatore Bordon, già cittadino dei Castelli, cerca il candidato al Municipio con un metodo molto dibattuto Non sarà più ricordata per essere la Parioli dei Castelli Romani, la sede della millenaria abbazia di San Nilo di rito greco-ortodosso o, alternativa spiazzante ma veritiera, la meta di pellegrinaggi clandestini di scambisti nelle ville del piacere nascoste tra i poggi.
I conigli, come beffardamente sono chiamati i suoi abitanti dai malevoli comuni vicini, si sono destati e ora proclamano d' essere l'avanguardia di una nuova generazione di cittadini consapevoli. Da Grottaferrata starebbe infatti per prendere avvio nientemeno che il «new deal» della storia civile e democratica italiana: primo caso nello stivale, in questo comune alle porte di Roma il 23 ed il 24 gennaio si svolgeranno le elezioni primarie per scegliere i candidati a sindaco in vista della successiva tornata prevista ad aprile.

Grottaferrata come un magmatico laboratorio politico? Insomma... Ad osare l' esperimento è Willer Bordon, capogruppo al Senato della Margherita, senatore nel collegio di Trieste, in passato in quello di Ciampino, nonché residente da dieci anni ai Castelli, prima proprio a Grottaferrata, da ultimo a Monte Porzio Catone. «Ma solo per questione di affitti».
Al senatore l' idea di tentare il risveglio della coscienza civile di 15 mila abitanti è venuta dopo aver assistito al naufragio dell'ultima amministrazione di centrosinistra, e con essa «al calo della qualità della vita, al degrado della vita politica locale e poi all'autoreferenzialità dei soliti 4 che decidono per conto dei cittadini chi deve essere eletto».
Bordon non intende fermarsi: «Presenterò in Senato una proposta di legge», ha detto a Frascati in un incontro pubblico dei comitati per Romano Prodi.
E intanto a Grottaferrata si è costituito un comitato per le indizioni delle primarie amministrative che Bordon presiede. Composto da semplici cittadini, il comitato ha nominato un tesoriere e, non c' è contraddizione in termini, si considera una «lobby democratica» che si sta riappropriando di diritti negati.
Usciti dalle tane, i conigli ruggiscono.

Piera Lombardi


Adnkronos

LAZIO: PRIMARIE GROTTAFERRATA
ASTORRE (DL), A RISCHIO UNITA' CENTROSINISTRA
24 Gennaio 2005 - ore 16:41

Roma, 24 gen. (Adnkronos)- ''Le primarie da poco concluse a Grottaferrata hanno l'unico effetto di danneggiare il centrosinistra e mettere a rischio l'affermazione alle prossime amministrative del 3 e 4 aprile''.

E' il commento del coordinatore provinciale di Roma della Margherita e consigliere regionale, Bruno Astorre, dopo la chiusura dei gazebo dove sono state raccolte le indicazioni dei cittadini di Grottaferrata sul nome di un candidato sindaco. (Ala/Pe/Adnkronos)


la Repubblica

28 novembre 2004

Agazio Loiero, della Margherita, viene designato candidato alla presidenza della Regione con i voti dei "grandi elettori"

Calabria, in centinaia in fila
per votare alle primarie della Gad

Il socialista Marini si fa da parte: "Spero sia possibile il dissenso"
L'Udeur non partecipa: "Forzando le situazioni si perde"

LAMEZIA TERME - Sarà Agazio Loiero, vicepresidente della Margherita alla Camera, il candidato del centrosinistra alle elezioni regionali della Calabria nella prossima primavera. Lo hanno deciso i grandi elettori, quasi 2.600 persone indicate da partiti, associazioni, enti locali: un esperimento assolutamente innovativo in Italia, che proietta la Calabria come un laboratorio che potrebbe tornare utile per il centrosinistra nazionale. E' stata una giornata intensa, piena di colpi di scena, che non ha lesinato anche emozioni e che ha visto partecipare, nella grande aula del Centro agroalimentare di Lamezia Terme, tutto il mondo del centrosinistra: dai parlamentari e dagli eletti alle associazioni più piccole, dai sindacalisti ai cooperatori, dagli intellettuali ai professori. Gran regista politico di tutta l'operazione è stato Marco Minniti, portavoce regionale della Federazioni Uniti nell'Ulivo. Assente l'Udeur che, con Clemente Mastella, ha messo in guardia l'alleanza: forzando le situazioni - ha detto da Napoli il leader dell'Udeur - si perde". "Abbiamo abbandonato - dice Nicola Adamo, segretario regionale dei Ds - la via dell'autoreferenzialità. Questa volta non siamo la cenerentola d'Italia, siamo all'avanguardia e non ci dispiacerebbe se il centrosinistra nazionale scegliesse questo metodo". All'assemblea, che è stata presieduta dal presidente dell'ordine degli avvocati, Pino Morabito, con la partecipazione anche di un cancelliere ed un notaio, si partecipava dopo avere ritirato la delega per il voto e avere anche versato un contributo per l'organizzazione di dieci euro. Fin dalle prime ore della mattina centinaia di persone si sono, così, ordinatamente messe in fila davanti agli appositi banchetti, per ritirare gli accrediti. Poi tutti in sala ad ascoltare gli interventi sul programma (approvato all'unanimità) e le presentazioni delle candidature. E non è finita qui: ancora altre lunghe file davanti alle 20 cabine elettorali per esprimere la propria preferenza, fino alle 18.30. Alla fine il responso, con Loiero vincitore, davanti a Gianni Latorre, il rettore dell'Università della Calabria espressione del movimento dei professori, Progetto Calabrie, rimasto unico concorrente dopo che Cesare Marini, socialista dello Sdi e capogruppo al Senato del Gruppo misto, aveva annunciato il proprio ritiro. Ed è proprio il dissenso socialista il motivo politico predominante dell'assemblea di Lamezia. Marini ha motivato il suo ritiro con il fatto che la maggioranza della Gad si era, nei giorni scorsi, espressa su Loiero. Una decisione sofferta: Marini è uscito dall'aula in lacrime, abbracciato e sostenuto dai suoi compagni. Prima c'era stata una vivace assemblea di tutte le anime socialiste del centrosinistra (lo Sdi, Socialismo è libertà, Pse, Laburisti) sull'atteggiamento da mantenere. Alla fine è prevalsa la linea dell'astensione.


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