Gli articoli e gli interventi stampa/media sulle Primarie
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AGI
Cronache locali - Milano PRIMARIE: FORMIGONI, STRUMENTO DI
DEMOCRAZIA (2) (AGI) - Martedì 25 Gennaio 2005
Milano, 20 gen. - Secondo il 'governatore' della Lombardia bisogna
quindi studiare "il come e il quando" ricorrere alle primarie allo scopo di
"coinvolgere di piu' i cittadini: e' una cosa importante, anche perche' c'e' un
versante, molto ampio, di astensionisti che non fanno bene alla democrazia".
Primarie dunque secondo Formigoni come "strumento di democrazia
soprattutto nel momento in cui si va verso alleanze che sono codificate e non
possono essere determinate soltanto dai partiti". Formigoni a questo
proposito ricorda che: "Una volta la gente poteva scegliere il proprio
deputato, il proprio senatore, in un arco vasto di sfumature diverse pur
all'interno dello stesso partito. Il voto di preferenza garantiva questo.
L'alleanza tra partiti, che poteva essere fatta dopo le elezioni, garantiva
questo. C'era il rischio dell'instabilita' - conclude - e si doveva
eliminarlo", da qui la scelta del bipolarismo che potrebbe pero' essere
arricchito proprio dal ricorso alle primarie. (AGI) Car/Msc 2013
Adnkronos
Lunedì 24 Gennaio 2005, 18:58 Gad: Zanda, Primarie
Grottaferrata da prendere con le molle di (Red-Pol/Ct/Adnkronos)
Roma, 24 gen. - ''A Grottaferrata avrebbero votato circa mille e
trecento elettori su piu' di 15.000 aventi diritto. Non c'e' stato nessun
controllo indipendente in grado di garantire l'esattezza di queste cifre.
Prendiamole, quindi, con le molle.
Comunque, 1.300 votanti sono un risultato molto modesto per quelle
che pomposamente sono state chiamate elezioni primarie di Grottaferrata. Ne'
vale il confronto con la Puglia dove votava il solo centro sinistra, mentre a
Grottaferrata e' stato chiesto il voto anche alla destra''. Lo afferma il
senatore della Margherita Luigi Zanda che denuncia: ''Da cinque mesi i
cittadini di Grottaferrata vengono tempestati da una campagna quotidiana molto
vistosa''.
Adnkronos
24-GEN-05, ore 17:47 REGIONALI: TOSCANA- PRIMARIE, CAMBIA LA
LEGGE
Firenze, 24 gen. - (Adnkronos) - Dopo le osservazioni mosse
dall'autorita' garante della privacy sulla normativa toscana che riguarda le
primarie, ovvero le modalita' di selezione dei candidati per le elezioni
regionali, la commissione speciale del Consiglio regionale ha dato il via
libera ad alcune modifiche alla legge e al regolamento di attuazione. I
consiglieri di centrodestra presenti in commissione hanno votato contro. Le
modifiche, secondo la commissione presieduta dal consigliere Agostino Fragai
(Ds), adeguano la normativa alle leggi che tutelano la privacy.
(Fas/Col/Adnkronos)
Adnkronos
Lunedì 24 Gennaio 2005, 17:01 Lazio : Hermanin,
Martellamento Mediatico Sulle Primarie Di Grottaferrata Di
(Mbe/Col/Adnkronos)
Roma 24 gen. - ''Sono giorni che va in scena un martellamento
mediatico sulle cosiddette 'Primarie' di Grottaferrata. Mentre il
centrosinistra ha scelto unito una candidata-Sindaco, Seppa Elmo, psichiatra
diessina molto conosciuta e stimata per il suo impegno nel mondo ambientalista,
c'e' chi si diverte ad organizzare una specie di karaoke elettorale, ma quel
che e' piu' grave a spacciarlo per un rinnovamento della politica''. Lo
afferma il Capogruppo della Margherita al Consiglio regionale del Lazio,
Giovanni Hermanin.
Adn-Kronos
24 gennaio 2005 ore 16.41
''Le primarie da poco concluse a Grottaferrata hanno l'unico
effetto di danneggiare il centrosinistra e mettere a rischio l'affermazione
alle prossime amministrative del 3 e 4 aprile''. E' il commento del
coordinatore provinciale di Roma della Margherita e consigliere regionale,
Bruno Astorre, dopo la chiusura dei gazebo dove sono state raccolte le
indicazioni dei cittadini di Grottaferrata sul nome di un candidato sindaco.
Adnkronos
Gad: domani e lunedi' primarie all'americana a grottaferrata
22/01/2005, ore 18:34 (Roma, 22 gen.) - Dopo la Puglia domani tocca a
Grottaferrata. Primarie aperte quelle della cittadina dei Castelli,
all'americana. Aperte a tutti gli elettori: di centrodestra e centrosinistra
per designare i candidati alla carica di sindaco di entrambe le coalizioni.
Prima di quelle che dovranno incoronare Romano Prodi leader del centrosinistra
e dopo quelle che hanno designato Vendola come sfidante di Raffaele Fitto alle
elezioni regionali pugliesi, domani e lunedi gli elettori di Grottaferrata
potranno recarsi alle urne per scegliere fra sette candidati di varia
estrazione politica che si contenderanno la nomination, che ovviamente dovra'
poi essere ratificata dai partiti, alla carica di sindaco.
La Repubblica
22 gennaio 2005
L'intesa sarebbe stata raggiunta in una cena a Bologna Chi si
candida dovrà farlo con un programma alternativo
Vertice Prodi-Fassino-Parisi
accordo per le primarie a maggio
ROMA - Ottimo clima: così in ambienti vicini al leader
dell'Ulivo viene descritto l'incontro che si è tenuto ieri sera a
Bologna tra Romano Prodi, Piero Fassino e Arturo Parisi. Tema, le primarie. A
quanto si apprende in ambienti dei Dl sarebbe stato confermato di fare le
primarie in maggio, così come deciso martedì scorso al vertice
della Gad con Prodi. A sciogliere l' empasse che ha tenuto banco in questi
ultimi giorni nel Centrosinistra, sarebbe stato un lavoro di ricucitura svolto
da Parisi che oggi ha sentito tutti i leader del Centrosinistra, individuando
come punto d'intesa il fatto che chi si candida alle primarie deve dichiarare
che si candida con un programma alternativo a quello del leader della Fed. Una
soluzione, questa, che avrebbe soddisfatto anche la Quercia, preoccupata
dell'eccessivo spazio lasciato a Bertinotti se gli fosse stata data la
possibilità di candidarsi non in contrapposizione a Prodi e al suo
programma.
la Repubblica
20/01/2005
Vademecum per le primarie
di Ilvo Diamanti
Coltivare l albero della democrazia è un opera buona e
fruttuosa. Ma occorre farlo in modo convinto e competente. Si rischiano,
altrimenti, conseguenze inattese. Com è avvenuto in Puglia, domenica
scorsa. Dove la vittoria di Nichi Vendola ha spiazzato gli stessi dirigenti del
centrosinistra. quali avevano promosso le consultazioni primarie perché
non riuscivano a mettersi d accordo sul candidato. Le primarie come "metodo di
soluzione di conflitti irrisolti" hanno sortito un esito imprevisto (dai leader
della Gad). Decretando la prevalenza del candidato politicamente più
radicale su quello vicino alla Margherita. Così, oggi, molti, anche nel
centrosinistra, si affannano a spiegare che in Puglia ha "vinto" un estremista;
e che altrove potrebbe avvenire lo stesso. Che, per questo, le primarie debbono
venire "governate", in futuro, con giudizio. Tuttavia, sarebbe penoso
aggiungere errore ad errore. Pretendendo, dopo aver aperto le porte, senza
troppa cautela, all esercizio della democrazia diretta, nel centrosinistra, di
addomesticarla, oppure di gestirla in modo furbesco. Meglio fermarsi un istante
a riflettere, in una fase tanto critica. Le primarie sono un importante
metodo di democrazia diretta, che serve a coinvolgere i militanti, i
simpatizzanti e gli elettori, nella selezione della leadership e nell
identificazione dei programmi. In Italia, si è cominciato a parlarne
circa un decennio fa, dopo la crisi dei partiti tradizionali. E da quando, in
particolare, si è affermato l Ulivo, come coalizione, ma anche come
soggetto politico "distinto" rispetto alle sigle che ne facevano parte. Le
primarie, in altri termini, hanno assunto un significato simbolico. Fra gli
elettori di centrosinistra, infatti, sottolineano la domanda di unità e
di partecipazione "oltre i partiti". D altra parte, non ci sono, in Europa,
esempi di elezioni primarie, nei termini oggi previsti in Italia. Altrove (nei
paesi scandinavi, ad esempio), i candidati sono scelti dalle assemblee degli
iscritti (lo ha ricordato Ignazi, in un recente saggio sulla Rassegna Italiana
di Scienza Politica). Per questo, quando si parla delle primarie, in
Italia, si evocano gli Usa. I cui partiti, peraltro, non somigliano
(somigliavano) per nulla ai nostri. Pragmatici, poco strutturati,
ideologicamente compatibili, si mobilitano e si affermano soprattutto nel voto
presidenziale. Le primarie, per questo, ne costituiscono la principale
"missione" e il principale meccanismo di funzionamento (almeno in ambito
federale). Tuttavia, negli Usa le primarie sono davvero "aperte". Sia
perché gli elettori sono "abituati" a frequentarle (ma negli Usa per
votare occorre "prima" iscriversi alle liste elettorali: il voto è un
diritto, non un dovere). Sia perché vi concorrono diversi candidati e
non c è un vincitore predestinato. Kerry è diventato candidato
dei Democratici senza che nessuno lo avesse previsto e pronosticato.
Perché le primarie hanno una propria dinamica, una propria logica.
Seguono regole specifiche; difficili da apprendere, senza averle prima
sperimentate. In Italia, fino a oggi, se ne è discusso in modo
largamente approssimativo e ideologico. Affidando il compito della riflessione
alla competenza e alla passione di alcuni intellettuali (Pasquino, Barbera e
Ceccanti, fra gli altri). Autorevoli, quanto poco ascoltati. Per questo
è meglio ricordare a noi stessi, in primo luogo alcuni aspetti,
sottovalutati, che condizionano il funzionamento delle primarie. Prendendo
spunto dalla "lezione pugliese". a) Nelle primarie, anche quando sono
"aperte" a tutti gli elettori che dichiarino la propria preferenza di
coalizione (come in Puglia), non votano tutti. Solo i più coinvolti,
appassionati, militanti vi partecipano. Gli elettori più moderati,
quelli "non allineati", più esterni alla politica, difficilmente votano
alle primarie. Spesso, faticano a votare anche alle elezioni vere e proprie. Se
queste sono le componenti determinanti per vincere le elezioni, occorre
prendere atto che non necessariamente chi vince le "primarie" soprattutto dove
non costituiscano una tradizione assimilata è il più "adatto" a
vincere le elezioni vere. Conviene ricordare che la Bartolini, sconfitta a
Bologna da Guazzaloca, aveva trionfato nelle primarie con l 80 per cento dei
voti. b) Nelle primarie contano molto le risorse organizzative, ma anche,
forse di più, la "visibilità" e l appeal del candidato. Questa mi
pare la spiegazione più credibile del successo di Vendola. Non certo "l
estremismo". Né la presunta "rivolta contro gli apparati" (Vendola
è uomo d apparato, impegnato nella società civile, come ha
ricordato D Alema, intervistato da Giannini). È, semmai, il suo
personale "radicamento" territoriale, soprattutto a Bari. È la sua
"capacità mediale". Altri leader di Rifondazione, magari più
importanti di lui, al posto avrebbero incontrato una sorte ben diversa.
Da questa "lezione" possiamo trarre alcune indicazioni, tanto
più importanti ora, che la Gad (ma davvero intende presentarsi con
questo nome il centrosinistra) ha indetto le primarie, a maggio, per decidere
il candidato premier in vista delle prossime elezioni politiche. 1. Le
primarie vanno preparate bene. Non possono essere improvvisate. Come altre
scelte del centrosinistra in questi anni (ho davanti agli occhi l esperienza
della lista unitaria, avviata senza convinzione e sospesa nonsisaperché,
dopo un risultato per nulla disprezzabile). Debbono fondarsi su regole chiare.
E debbono essere "pensate", programmate, coordinate da organismi composti da
figure rappresentative, competenti e responsabili. 2. Se si vuole evitare
che votino "i soliti noti", gli impegnati di professione, occorre curarne la
"comunicazione". In modo che tutti, o quasi, i potenziali elettori, sappiano
che ci sono; come, perché, per chi si vota. In modo che i candidati
abbiano possibilità di farsi conoscere e di far conoscere le proprie
idee. Per questo è importante il rapporto con le organizzazioni e le
associazioni, ma anche con le emittenti nazionali e locali. 3. La dicotomia
fra persone e programmi, è dannosa. Un candidato deve promuovere
programmi. E viceversa. Senza possibilità di scindere, tatticamente, gli
uni dagli altri. 4. Le candidature non possono essere "finte". Chi ha
pensato alle primarie del prossimo maggio come un rito dall esito scontato, a
favore di Prodi, meglio avrebbe fatto a organizzare qualcosa di diverso. Una
convention. D altra parte, "chiudere" la competizione artificialmente, in modo
verticista, come in Puglia, dove è stata ridotta a un confronto
personale fra Ulivo e Sinistra, impoverisce il dibattito. E le
possibilità di scelta. Rischia, inoltre, di produrre risultati inattesi
e sgraditi. Per questo, se si fanno le primarie, occorre farle seriamente.
"Aperte" a diversi concorrenti "veri", con un confronto "vero". Senza vincitori
predestinati. Sapendo, ovviamente, che c è un favorito. Ma senza
illudersi, o peggio, dare per scontato, che i favoriti siano, naturaliter, i
vincenti. 5. Le primarie aperte, di coalizione, comunque vada,
indeboliranno i partiti esistenti. Le loro basi di legittimazione e di
organizzazione. Può essere un passaggio necessario verso nuove forme di
partecipazione. Verso nuovi soggetti politici. Più rappresentativi ed
efficienti degli attuali. Ma è meglio dirlo; comunque saperlo, senza
fingere. A se stessi, anzitutto. 6. Le primarie sono una sfida difficile e
importante, per il centrosinistra e per la democrazia italiana. Vanno
affrontate con cura e con coraggio. Senza tenere socchiusa la porta,
furbescamente, per controllare meglio chi fare entrare e chi no. Dopo aver
promosso e promesso partecipazione. La gente sfonderebbe la porta, travolgendo
i malaccorti apprendisti stregoni di turno.
Corriere della sera
19/01/2005
La democrazia dei militanti
di Giovanni Sartori
Magnifico, magnifico! Finalmente arriva in Italia, o quantomeno in
Puglia, la vera democrazia, «l'esercizio democratico di dare voce al
popolo» (Bertinotti). Inoltre, sorpresa, sorpresa! Infatti ha vinto
Vendola, candidato di Rifondazione, contro Boccia, candidato della Margherita.
«Io ho sempre saputo che l'idea di un pirata era quella vincente; e il
pirata ha vinto, ha affondato la nave del vecchio sistema di potere»
(ancora Bertinotti). Anche Prodi esulta: «E' stato un grandissimo esempio
di democrazia». Perché, secondo i prodiani, in Puglia hanno perso
i partiti, ha vinto lo spirito dell'Ulivo. Trascinato dallo stesso entusiasmo
anche il bravissimo amico Paolo Franchi commenta che Prodi «è
stato lucido» nel considerare Bertinotti il suo interlocutore
privilegiato. Io, invece, in tutto questo peaneggiare non vedo nessuna
lucidità. Allora, e per cominciare, vittoria della democrazia.
Facciamo qualche conto. L'affluenza è stata dichiarata un boom. In
realtà gli 81 mila «primaristi» che hanno votato
costituiscono meno del 10 per cento dell'elettorato di centrosinistra che ha
votato in Puglia alle ultime elezioni europee. E siccome il voto si è
diviso pressoché a metà (la differenza è stata di mille
voti), Vendola è stato designato da un 5, che poi si riduce a un 2 di
chi ha diritto al voto (in Puglia sono 3.500.000). Ai bei tempi di Stalin,
la sua democrazia richiedeva il 99. Oggi Bertinotti si contenta del 5-2. Lui
sì, e anche Prodi sì; ma io no. E quando Vendola dichiara che
«questo voto... segna l'esplosione della democrazia» direi che
esagera alla grande. Veniamo alla sorpresa. Se Bertinotti ha sempre saputo
che l'idea del pirata era vincente, io ho sempre saputo (dalla letteratura
sull'argomento) che il pirata non c'entra e che alle primarie partecipano e
vincono quasi sempre i militanti, i più ideologizzati, gli attivisti, e
cioè i «sinistri» della sinistra e, simmetricamente, i
«destri» della destra. E questo perché gli elettori
«tranquilli» disertano le primarie e detestano il voto continuo.
Gli elettori tranquilli, sia di sinistra che di destra, votano, quando votano,
alle elezioni vere, non alle elezioni preliminari. Dunque, per chi si
intende di queste cose la vittoria di Vendola non è una sorpresa. La
sorpresa sarebbe se Vendola vincesse la Puglia. In questi casi (da non
confondere con le primarie sulla presidenza degli Stati Uniti, un discorso da
fare a parte) la regola è che chi vince le primarie perde le elezioni.
E' così - ripeto - perché gli «intensi», i militanti,
sono sempre più a sinistra, o più a destra, del loro elettorato
di riferimento. Dal che consegue che al loro elettorato la loro scelta non
piace. Sbaglierò, ma la scelta di Vendola faciliterà la vittoria
di Fitto. E, in generale, ha ragione Diliberto (cossuttiano): «Prodi e
Fassino riflettano, le primarie rischiano di non rappresentare i reali rapporti
di forza dell'elettorato». Appunto. Inoltre, nessuno si è
ancora soffermato sul problema posto dalle primarie «aperte», e
cioè aperte a tutti. In Puglia si è chiesto ai primaristi di
sottoscrivere con firma leggibile la loro adesione al «progetto politico
della Grande Alleanza». Ma questa è una protezione risibile. A
parte il fatto che il progetto è ancora nelle nuvole, chi mi impedisce
di mentire o comunque di cambiar parere il giorno dopo. Se io fossi Fitto avrei
spedito i miei fedeli a votare per Vendola. Fitto non lo ha fatto (non credo a
chi denunzia dei brogli). Però, fatta la legge trovato l'inganno.
Succederà, o può sempre succedere. Mettete la faccenda in
mano a un Cuffaro (tanto per fare un nome) e ne vedremo di belle.
Sì, temo che con le primarie ne vedremo in ogni caso di belle.
la Repubblica
18 gennaio 2005
IL COMMENTO
Quando le urne decidono
di Miriam Mafai
Da circa dieci anni si discute, nel centrosinistra,
dell'opportunità o meno di adottare, per la scelta dei candidati, il
metodo delle primarie, già in vigore, sia pure in forme diverse, in
America come in Inghilterra e in Germania. Se ne è discusso
ripetutamente in sede politica e accademica, in convegni con leader di partito
e politologi, mettendo in luce di volta in volta i possibili vantaggi del
sistema e i suoi altrettanto possibili inconvenienti. Ricordo un'organica
proposta di legge che venne avanzata nel corso della XIII Legislatura dai
parlamentari diessini Claudia Mancina e Antonio Soda.
Proposta presentata, ma presto dimenticata, per la più o
meno manifesta ostilità del gruppo dirigente. La selezione dei
candidati, insomma, è sempre rimasta saldamente nelle mani delle
segreterie dei partiti, in un processo di crescente centralizzazione con il
passaggio dal sistema proporzionale a quello maggioritario.
Questo finché qualche settimana fa il centrosinistra,
inciampato nel contrasto insuperabile tra due diverse candidature per la
elezione del presidente della Regione Puglia, non ha deciso di ricorrere,
finalmente, alla via d'uscita delle primarie. O Nichi Vendola o Francesco
Boccia. Era scontato che vincesse Francesco Boccia, il giovane e brillante
economista della Margherita sostenuto da tutto il centrosinistra. E invece,
contro ogni previsione, da una competizione alla quale hanno partecipato, oltre
80.000 elettori, è uscito vincente Nichi Vendola, il candidato di
Rifondazione.
Su un centrosinistra da molti mesi impegnato in astratte vertenze
nominalistiche (che differenza ci sarà tra "riformisti" e
"riformatori"?) e in concretissime per quanto opache vertenze di potere, queste
primarie pugliesi, il loro svolgimento e il loro risultato, piombano come un
imprevisto elettroshock. Imprevisto e tuttavia benefico, se i gruppi dirigenti
della coalizione sapranno coglierne il significato.
Qui non siamo di fronte al grido di un intellettuale indignato,
come quello che lanciò ormai due anni fa Nanni Moretti alla
manifestazione di Piazza Navona, né al malessere della sinistra inquieta
che si è raccolta sabato scorso a Roma attorno alla iniziativa del
Manifesto. Nel voto espresso domenica dagli elettori pugliesi, che dopo aver
firmato una dichiarazione di adesione al progetto politico della Gad hanno
atteso pazientemente per ore il loro turno per esprimere la propria scelta, in
quel voto è possibile leggere in primo luogo una gran voglia di
partecipazione, una richiesta affannata di democrazia e insieme una protesta
contro gruppi dirigenti che si arrogano il diritto di assumere le proprie
decisioni facendole calare dall'alto quasi fossero cosa privata.
Da tempo, del resto, chi avesse avuto orecchio per ascoltare
avrebbe dovuto rendersi conto di questo diffuso disagio nei confronti di una
politica sempre meno leggibile, sempre meno limpida e sempre più lontana
dalla sensibilità e dalle richieste di quella che una volta si chiamava
"la base".
Una base che non può non sentirsi a disagio di fronte alle
continue e spesso incomprensibili polemiche tra i vari leader della coalizione.
Polemiche alle quali seguono puntualmente smentite e rettifiche, altrettanto
incomprensibili. Non occorre un orecchio particolarmente fine per percepire
l'irritazione, la delusione, l'insofferenza che va crescendo tra gli elettori
del centrosinistra, una delusione e un'insofferenza che possono anche tradursi
in un rifiuto secco della politica e alla fine in astensionismo. Le
primarie di domenica in Puglia, l'alta partecipazione al voto, dicono tuttavia
che quel processo, contrassegnato dalla sequenza
"delusione-insofferenza-rifiuto della politica" non è scontato. La
voglia di partecipare e di decidere è ancora molto forte tra gli
elettori. Ma va pure spiegata la sconfitta di Francesco Boccia, che,
considerato il più forte nella competizione contro il governatore Fitto,
era stato indicato e sostenuto da tutti i partiti del centrosinistra. La sua
sconfitta deve essere correttamente letta non come un giudizio sulla sua
persona e le sue capacità, ma piuttosto come la manifestazione di
un'insofferenza nei confronti di quei vertici romani, di quelle oligarchie che
lo avevano indicato e pretendevano di imporlo come il candidato migliore. Al di
là delle dichiarazioni ufficiali, il voto pugliese accentua il problema
degli equilibri politici della coalizione. La vittoria del candidato di
Rifondazione rischia di spostare l'asse dell'alleanza verso la sinistra
radicale, mettendo in sofferenza il fronte riformista. E la visibilità
che inevitabilmente Bertinotti avrà nel duello con Prodi alle primarie
nazionali aumenterà ancora di più questo pericolo.
Le primarie sono uno strumento delicato.
Da maneggiare con cura o per ottenere una ratifica, più o
meno larga, delle scelte assunte dal gruppo dirigente, o per promuovere un
processo di selezione democratica delle candidature. In ambedue i casi è
lo strumento principale di cui il centrosinistra dispone per rinnovare e
rafforzare il rapporto con la sua base e i suoi elettori. Dopo tanti anni di
dibattiti, il centrosinistra potrebbe assumerle, coraggiosamente, come
l'elemento distintivo, la vera novità di cui si fa portatrice la
coalizione. Ben vengano dunque le primarie per la scelta del premier, che del
resto Romano Prodi ha da tempo proposto nonostante alcune riserve degli
alleati.
Ma il vero segnale di cambiamento potrà venire dalla
convocazione delle primarie per la scelta dei candidati del maggioritario per
le elezioni politiche del 2006, che consentiranno nei singoli collegi una
verifica dell'operato dei parlamentari in carica e la individuazione dei
migliori candidati per la prossima legislatura.
la Repubblica
17 gennaio 2005
Dopo la vittoria di Vendola i commenti dell'opposizione
Bertinotti entusiasta, silenzio Ds, e i prodiani....
Gad, le primarie sono un caso Diliberto: "Ora vanno riviste"
di MARCO BRACCONI
ROMA - Nella Gad scoppia il caso primarie. Nichi Vendola (e con
lui Fausto Bertinotti) ha vinto le prime, vere consultazioni "di base"
dell'opposizione. Ha battuto il candidato di Ds e Margherita. E ora
sfiderà il presidente della Regione in carica, Raffaele Fitto. Bella
sfida. Difficile dire chi vincerà, ad aprile. Ma si può provare a
dire chi ha vinto ieri, nella Grande Alleanza Democratica che Prodi vuole
portare al governo del Paese.
"Ha vinto la politica alta", dice un raggiante Fausto Bertinotti.
Il segretario di Rifondazione ha difeso ostinatamente Vendola, è
riuscito ad imporre le primarie agli alleati dell'Ulivo e della Fed. E ora si
gode la vittoria dell'uomo al quale ha affidato la visibilità del suo
partito nell'allenza, e il rafforzamento della sua posizione in vista di un
congresso che non si annuncia esattamente una passeggiata.
E stamattina, con l'entusiasmo del vincitore, preannuncia
l'innesco di un processo politico che ci metterà pochissimo ad arrivare
a Roma: "Tanti equilibri posticci saltano, tante presunte verità e tante
pigrizie vengono dissolte dalla partecipazione popolare". Poi, con un gesto di
galanteria politica, il subcomandante Fausto saluta dicendo che "non perde
nessuno, ma vincono anche tutti coloro che hanno accettato di far decidere alle
primarie".
Galanteria, appunto, perchè dopo poche ore di sonno il
leader dei Comunisti italiani Oliviero Diliberto non parla proprio come un
vincitore: "Congratulazioni e fraterni auguri a Vendola, ma va detto che le
primarie sono uno strumento che rischia di non rappresentare i reali rapporti
di forza dell'elettorato. Prodi e soprattutto Fassino riflettano". Insomma, il
meccanismo non va bene e va rivisto.
"Soprattutto Piero Fassino", sottolinea il capo del Pdci. Il
segretario del partito che più di tutti rischia di essere spiazzato
dall'esito delle consultazioni di ieri. E infatti: dal leader della Quercia
arrivano stamattina parole prudenti, calibrate al millimetro: "L'esito ha fatto
registrare un'alta partecipazione di cui tutti ci dobbiamo rallegrare; Vendola
è il candidato del centro sinistra, e spetta naturalmente a lui il
compito di unire intorno a sè tutto il centro sinistra e creare le
condizioni per raccogliere il più ampio consenso nella società
pugliese. Lo sosterremo con convinzione così come avrebbero fatto con
Boccia".
L'esatto contrario della euforia espressa da Pietro Folena,
esponente della opposizione interna al segretario, che ridà fiato al
Correntone Ds con parole addirittura più solenni di quelle di
Bertinotti: "Vittoria straordinaria, ieri la Puglia ha girato pagina". Fuor di
metafora, la soddisfazione di Folena è quella di tutti quelli che
vogliono spostare l'asse del maggior partito della coalizione, e lavorano
perché la Federazione con la Margherita sia più di nome, se
proprio dev'essere, che di fatto.
Sembrerebbe una cattiva notizia per gli ulivisti doc. Ma
così non è, perchè le primarie che ieri hanno lanciato
Nichi Vendola non hanno solo fatto prevalere un uomo di Rifondazione su uno
indicato dalla Fed. Hanno anche stabilito un precedente dal quale è
difficile tornare indietro: "Un evento storico per tutto il Paese e una grande
vittoria della democrazia, lo abbiamo detto ad urne aperte, lo ripetiamo dopo
la proclamazione del vincitore", dice Arturo Parisi.
Ora, dopo quei quasi ottantamila elettori, sarà difficile
dire che è difficile organizzarle. E altrettanto difficile negare che
quegli ottantamila voti sono capaci - ed è qui che le antenne degli
ulivisti si drizzano, captando il segnale profondo che arriva dalla Puglia - di
ribaltare i tradizionali rapporti di forza espressi (in quota proporzionale)
dai singoli partiti. Rapporti di forza con i quali il Professore è da
sempre costretto a fare i conti.
Sullo sfondo, le primarie nazionali in vista delle politiche. Il
processo politico che si è innescato ieri non è privo di rischi.
Ieri ha vinto Vendola, e anche se domani, come pare certo, non vincerà
Bertinotti, il leader di Rifondazione si candiderà per contarsi e
contare di più nell'alleanza. Tanti voti per il segretario di
Rifondazione possono essere un problema in più. Ma è possibile
che Romano Prodi e Bertinotti arrivino a quell'appuntamento con lo stesso
interesse: fare delle primarie, cioè del "cuore" degli elettori di
centrosinistra, il luogo principe del confronto politico nell'Ulivo. Un luogo
dove entrambi navigano meglio che nei vertici tra i leader.
Dalla rete civica della Provincia di Roma, sito del Comune di
Montecompatri (RM)
L'audace sfida di Willer: primarie uliviste a Grottaferrata
Un interessante esperimento di politica rappresentativa sta per essere
testato a Grottaferrata. Ce ne parla questo articolo pubblicato sul
Corriere della Sera
Roma, 16/11/2004
Il senatore Bordon, già cittadino dei Castelli, cerca il
candidato al Municipio con un metodo molto dibattuto Non sarà più
ricordata per essere la Parioli dei Castelli Romani, la sede della millenaria
abbazia di San Nilo di rito greco-ortodosso o, alternativa spiazzante ma
veritiera, la meta di pellegrinaggi clandestini di scambisti nelle ville del
piacere nascoste tra i poggi. I conigli, come beffardamente sono chiamati i
suoi abitanti dai malevoli comuni vicini, si sono destati e ora proclamano d'
essere l'avanguardia di una nuova generazione di cittadini consapevoli. Da
Grottaferrata starebbe infatti per prendere avvio nientemeno che il «new
deal» della storia civile e democratica italiana: primo caso nello
stivale, in questo comune alle porte di Roma il 23 ed il 24 gennaio si
svolgeranno le elezioni primarie per scegliere i candidati a sindaco in vista
della successiva tornata prevista ad aprile.
Grottaferrata come un magmatico laboratorio politico? Insomma...
Ad osare l' esperimento è Willer Bordon, capogruppo al Senato della
Margherita, senatore nel collegio di Trieste, in passato in quello di Ciampino,
nonché residente da dieci anni ai Castelli, prima proprio a
Grottaferrata, da ultimo a Monte Porzio Catone. «Ma solo per questione di
affitti». Al senatore l' idea di tentare il risveglio della coscienza
civile di 15 mila abitanti è venuta dopo aver assistito al naufragio
dell'ultima amministrazione di centrosinistra, e con essa «al calo della
qualità della vita, al degrado della vita politica locale e poi
all'autoreferenzialità dei soliti 4 che decidono per conto dei cittadini
chi deve essere eletto». Bordon non intende fermarsi:
«Presenterò in Senato una proposta di legge», ha detto a
Frascati in un incontro pubblico dei comitati per Romano Prodi. E intanto a
Grottaferrata si è costituito un comitato per le indizioni delle
primarie amministrative che Bordon presiede. Composto da semplici cittadini, il
comitato ha nominato un tesoriere e, non c' è contraddizione in termini,
si considera una «lobby democratica» che si sta riappropriando di
diritti negati. Usciti dalle tane, i conigli ruggiscono.
Piera Lombardi
Adnkronos
LAZIO: PRIMARIE GROTTAFERRATA ASTORRE (DL), A RISCHIO UNITA'
CENTROSINISTRA 24 Gennaio 2005 - ore 16:41
Roma, 24 gen. (Adnkronos)- ''Le primarie da poco concluse a
Grottaferrata hanno l'unico effetto di danneggiare il centrosinistra e mettere
a rischio l'affermazione alle prossime amministrative del 3 e 4 aprile''.
E' il commento del coordinatore provinciale di Roma della
Margherita e consigliere regionale, Bruno Astorre, dopo la chiusura dei gazebo
dove sono state raccolte le indicazioni dei cittadini di Grottaferrata sul nome
di un candidato sindaco. (Ala/Pe/Adnkronos)
la Repubblica
28 novembre 2004
Agazio Loiero, della Margherita, viene designato candidato alla
presidenza della Regione con i voti dei "grandi elettori"
Calabria, in centinaia in fila per votare alle primarie della
Gad
Il socialista Marini si fa da parte: "Spero sia possibile il
dissenso" L'Udeur non partecipa: "Forzando le situazioni si perde"
LAMEZIA TERME - Sarà Agazio Loiero, vicepresidente della
Margherita alla Camera, il candidato del centrosinistra alle elezioni regionali
della Calabria nella prossima primavera. Lo hanno deciso i grandi elettori,
quasi 2.600 persone indicate da partiti, associazioni, enti locali: un
esperimento assolutamente innovativo in Italia, che proietta la Calabria come
un laboratorio che potrebbe tornare utile per il centrosinistra nazionale. E'
stata una giornata intensa, piena di colpi di scena, che non ha lesinato anche
emozioni e che ha visto partecipare, nella grande aula del Centro
agroalimentare di Lamezia Terme, tutto il mondo del centrosinistra: dai
parlamentari e dagli eletti alle associazioni più piccole, dai
sindacalisti ai cooperatori, dagli intellettuali ai professori. Gran regista
politico di tutta l'operazione è stato Marco Minniti, portavoce
regionale della Federazioni Uniti nell'Ulivo. Assente l'Udeur che, con Clemente
Mastella, ha messo in guardia l'alleanza: forzando le situazioni - ha detto da
Napoli il leader dell'Udeur - si perde". "Abbiamo abbandonato - dice Nicola
Adamo, segretario regionale dei Ds - la via dell'autoreferenzialità.
Questa volta non siamo la cenerentola d'Italia, siamo all'avanguardia e non ci
dispiacerebbe se il centrosinistra nazionale scegliesse questo metodo".
All'assemblea, che è stata presieduta dal presidente dell'ordine degli
avvocati, Pino Morabito, con la partecipazione anche di un cancelliere ed un
notaio, si partecipava dopo avere ritirato la delega per il voto e avere anche
versato un contributo per l'organizzazione di dieci euro. Fin dalle prime ore
della mattina centinaia di persone si sono, così, ordinatamente messe in
fila davanti agli appositi banchetti, per ritirare gli accrediti. Poi tutti in
sala ad ascoltare gli interventi sul programma (approvato all'unanimità)
e le presentazioni delle candidature. E non è finita qui: ancora altre
lunghe file davanti alle 20 cabine elettorali per esprimere la propria
preferenza, fino alle 18.30. Alla fine il responso, con Loiero vincitore,
davanti a Gianni Latorre, il rettore dell'Università della Calabria
espressione del movimento dei professori, Progetto Calabrie, rimasto unico
concorrente dopo che Cesare Marini, socialista dello Sdi e capogruppo al Senato
del Gruppo misto, aveva annunciato il proprio ritiro. Ed è proprio il
dissenso socialista il motivo politico predominante dell'assemblea di Lamezia.
Marini ha motivato il suo ritiro con il fatto che la maggioranza della Gad si
era, nei giorni scorsi, espressa su Loiero. Una decisione sofferta: Marini
è uscito dall'aula in lacrime, abbracciato e sostenuto dai suoi
compagni. Prima c'era stata una vivace assemblea di tutte le anime socialiste
del centrosinistra (lo Sdi, Socialismo è libertà, Pse, Laburisti)
sull'atteggiamento da mantenere. Alla fine è prevalsa la linea
dell'astensione. |