Articolo pubblicato nel FORUM 19 Gennaio 2005 - articolo
N. 0003
From: "Jasmine La Morgia" Sent:
Wednesday, January 19, 2005 10:27 PM Subject: [DiscutiamoDiPrimarie]
Il tempo delle primarie
Vi riporto alcune note sulle primarie. Un saluto Jasmine
La Morgia
-------------- "Non c'è tempo": era la giustificazione
principe, valida sempre e comunque per i partiti per scansare le primarie.
I momenti elettorali arrivavano sempre troppo presto per qualsiasi
esperimento legato alla ad una selezione di candidature che non passasse
attraverso le segreterie dei partiti.
Era solo una miserevole scusa: le primarie in Puglia hanno
dimostrato che si possono fare in poco tempo, basta un po' di organizzazione ed
inventiva (i seggi sono stati installati anche in gallerie d'arte). Occorreva
solo la volontà di farle.
Le primarie non sono la panacea dei mali della nostra democrazia,
non risolvono lo scollamento fra società politica e società
civile, ma introducono alcuni elementi virtuosi per ricucire il rapporto fra
cittadini ed eletti. Perché le primarie innescano un effetto domino:
vuol dire che tutti gli ambiti di rappresentanza, da quelli delle istituzioni a
quelli dei partiti possono, anzi devono, passare attraverso meccanismi di
selezione ove la base decisionale sia più larga della solita cricca dei
vertici di partito.
Così ciascuno di noi potrà chiedere che anche il
candidato sindaco oppure il segretario/portavoce/leader di
partito/coalizione/alleanza vengano designati attraverso le primarie, basta
organizzarsi.
Le primarie si devono fare sempre, non solo quando non è
possibile mettersi d'accordo perché, se sono uno strumento di
democrazia, va usato sempre, non a corrente alternata, quando fa comodo a
qualcuno. E le primarie hanno un senso se sono "aperte" a tutti, non solo
agli eletti o agli elettori di una sola componente, perché tutti devono
poter «concorrere con metodo democratico» alla scelta dei
rappresentanti.
Le primarie in Puglia hanno creato un precedente, utile e da
perseguire, cui occorre guardare con attenzione soprattutto per introdurre nel
processo anche una serie di garanzie e controlli. Erano state fatte delle
primarie anche in Calabria ove Agazio Loiero (Margherita) era stato eletto con
1410 voti (80,5%) da un'assemblea predeterminata di 2299 "grandi elettori"
coordinati da Marco Minniti, ma è evidente che erano rimaste un
giochetto per conquistare potere a livello locale da parte dei partiti. In
Puglia l'estensione del voto ne ha fatto un meccanismo che rivoluziona le
tradizionali modalità e consuetudini dei partiti.
Ci sono però una serie di elementi di criticità di
cui occorre tener conto: innanzi tutto il numero dei votanti, anche se al di
là delle aspettative dei partiti, è comunque limitato,
poiché 81.000 persone sono poco meno del 10% dell'elettorato di
centrosinistra e meno del 3% degli aventi diritto. Segno che sono stati
coinvolti con molta probabilità solo i militanti e queste percentuali
così piccole sono indicative della strada che il processo di democrazia
partecipativa deve ancora percorrere prima che sia veramente una consapevolezza
e pratica diffusa. Entrambe le candidature poi arrivavano da indicazioni di
partito e non da un processo di selezione interno ai cittadini. Lo scarto
fra Vendola e Boccia è stato però piccolo, poco più di
1500 voti, una vittoria di stretta misura, segno che, comunque, c'è una
base elettorale che continua a votare per militanza, che segue l'indicazione di
partito o che si lascia condizionare da volontà di ripicca o da
(pre)giudizi di valore morale.
L'affermazione di Niki Vendola, al di là delle reazioni
stupite della stampa, appare una conferma dei tradizionali meccanismi di
formazione del consenso: è parlamentare dal 2001, aveva già alle
spalle diverse candidature alle politiche, era stato uno dei principali
animatori del Gay Pride a Bari nel 2003, segno la notorietà pregressa
paga. Chi è più conosciuto ha maggiori probabilità di
ricevere consenso e siamo alle solite: un normale cittadino avrà meno
chance rispetto ad un altro che è già noto perché un
politico o ha abbastanza soldi per farsi pubblicità. Per limitare
questo problema è inevitabile introdurre l'incandidabilità di chi
ricopre già un incarico sia esso istituzionale o politico ed un tetto
alle spese elettorali.
Le primarie sono quindi un elemento di democrazia, non privo delle
criticità che tutti gli strumenti della democrazia comportano, dalla
demagogia all'involuzione populista, ma per la grande potenzialità
democratica che comportano dovrebbero avere valenza costituzionale in modo da
essere sottratte ai partiti e gestite da soggetti terzi rispetto ad essi.
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