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A4a - Le origini della Democrazia

IL FUTURO DELLA DEMOCRAZIA È SCRITTO NELLE SUE ORIGINI

A cura di Guido De Simone

È estremamente utile dare un'occhiata al significato di alcune parole chiave e dei concetti che vi sono insiti fin dalla loro origine, per scoprire (udite udite!) che il bandolo della matassa di moltissimi dei quesiti odierni è proprio lì, tra quelle parole scritte qualche secolo prima della nascita di Cristo.

Concetti che lo stesso Cristo ha usato per rendere comprensibili ad orecchi umani i principi che rendono l'uomo degno d'essere "Uomo" (in senso estensivo a tutto il genere umano, ovviamente, senza limiti di razza e sesso) e perciò "più vicino a Dio".

La cosa sensazionale di quanto leggerete nelle righe che seguono è che, seppur scritti 2.500 anni fa, esprimono concetti estremamente attuali, cioè utili proprio oggi sia a spiegare certi fenomeni che abbiamo sopportato da decenni e di cui vediamo ancora rispuntare chiaramente i segni, sia ad indicarne le possibili soluzioni.

Certo, nei limiti del tempo, cioé in cosiderazione del fatto che nella Grecia antica le regole della Democrazia non erano applicate ne' alle donne ne' a coloro che erano considerati esseri inferiori in quanto schiavi. In tal senso, a questa raccolta di scritti degli autori greci segue in calce una NOTA STORICA, messaci gentilmente a disposizione da Paola Parodi, di Genova, che la dice lunga sui limiti d'applicazione della Democrazia nella Grecia antica rispetto, addirittura, ... al passato!

Certo, i principi illustrati dagli autori greci vanno considerati con i necessari adattamenti alla realtà odierna… Ma, vorrei sottolineare che la realtà non è qualcosa d'avulso da noi. La realtà è il frutto del nostro intervento o del nostro "non-intervento".

Perciò, se la realtà odierna non ci piace, sta solo a noi cambiarla. E poiché non è improbabile che non piaccia alla stragrande maggioranza degli italiani, basterebbe far sapere loro che è possibile un'altra realtà.

Non è facile? Certo, ma non è certo impossibile. Cominciamo col metterci d'accordo sui concetti base di DEMOCRAZIA e POLITICA. Tanto per avere una solida base in comune da cui partire con più forza e convinzione.

Buona lettura.


LA DEMOCRAZIA, COM'ERA CONCEPITA ALLE SUE ORIGINI.

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ARISTOTELE (Politica - III, 6, 12)

... È evidente, dunque, che tutti i regimi che hanno come obiettivo il vantaggio generale, sono validi, basandosi su una trasparente giustizia, mentre quelli che perseguono soltanto l'utile di chi ha il potere sono falsi e non sono che deviazioni dal retto governo: perché dispotici; mentre un organismo statale è e deve essere società di uomini liberi.

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ISOCRATE (Aerop. - 20-27)

... Coloro che in quel tempo reggevano la città non istituirono un governo democratico e moderato solo nel nome, ma che di fatto non appariva tale a chi con esso aveva a che fare: esso, infatti, non educava i cittadini a considerare DEMOCRAZIA l'impunità e LIBERTÀ la possibilità d'infrangere la legge, e a pensare che "uguaglianza" fosse la libertà sfrenata di parola e "benessere" la facoltà di fare tutto questo; questo governo odiava e puniva chi si comportava così, e in questo modo rese tutti i cittadini migliori e più moderati.
Fu di grande aiuto, a tale scopo, non perdere mai di vista questo fondamentale principio: ci sono due tipi di uguaglianza: uno che dà a tutti in parti uguali, l'altro che dà a ciascuno quanto gli è dovuto in proporzione alle sue capacità.
Bene. Gli Ateniesi di allora rifiutavano l'uguaglianza che mette tutti sullo stesso piano, competenti ed incapaci, perché non la ritenevano giusta, e preferivano quella che premiava e puniva ciascuno in base a merito o demerito.
Secondo questi parametri governavano; non distribuivano perciò le cariche affidandosi al sorteggio, ma mettevano ciascun settore nelle mani di quelli che giudicavano i migliori ed i più adatti.
Speravano, infatti, che anche tutti gli altri sarebbero stati indotti ad agire e comportarsi secondo il modello di quelli che governavano.
Oltre a questo valido motivo pedagogico, c'è anche un'altra considerazione da fare: nel sorteggio gioca troppo il caso e può capitare che le cariche vadano in mano a uomini bramosi di tenere il potere tutto per sé e per pochi altri; quando invece ci si affida ad un giudizio attento, è il popolo che ha la facoltà di scegliere gli uomini che più manifestano spirito democratico.
Al popolo piaceva questa impostazione, e non si verificava una sfrenata corsa al potere: i cittadini avevano imparato a lavorare e risparmiare; non trascuravano i propri averi per carpire quelli degli altri; non usavano i soldi dello Stato per impinguare le casse proprie, anzi, se ce n'era bisogno, erano pronti a pagare di tasca propria per la comunità; ed erano amministratori attenti delle entrate pubbliche così come lo erano di quelle derivanti dalle loro attività private. E non toccavano il denaro della città.
Perciò, a quei tempi era più difficile trovare chi volesse accedere alle cariche pubbliche, mentre adesso si fa fatica a trovare chi non le chieda: allora, infatti, consideravano l'amministrazione pubblica come un dovere, non come un affare; e appena entrati in carica si preoccupavano di esaminare se era rimasta in sospeso qualche questione che doveva essere sistemata, e non pensavano solo a guardare se i magistrati (nota del curatore: per "magistrati" si intendono, più in generale, i funzionari ed i titolari di cariche e poteri pubblici, per lo più esecutivi, ma anche giudiziari, come rimase poi nella tradizione) precedenti avevano lasciato qualcosa da arraffare!
Insomma, si era capito che il popolo è sovrano nel distribuire gli incarichi e nel sorvegliare la legalità dell'operato, punendo chi sbaglia e giudicando sulle controversie, mentre chi ha mezzi sufficienti per vivere e può quindi dedicarsi completamente alla amministrazione pubblica deve mettersi al servizio del popolo: e devono comportarsi correttamente i magistrati, perché tutti gli occhi sono puntati su di loro; se rispetteranno giustizia e legalità, oltre alla personale soddisfazione, saranno fatti oggetto di particolare encomio, mentre se sbaglieranno, non otterranno perdono e li colpirà una condanna severa.
Quale democrazia, dunque, si può trovare più solida e più giusta di quella che mette al governo i più capaci, ma vuole il popolo arbitro di questi e del loro operato?

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ARISTOTELE (Atheniensium Respublica - 7,1)

... (Solone) instaurò un regime democratico e formulò altre leggi; e i cittadini smisero di attenersi ai decreti di Dracone, eccezion fatta per quelli inerenti ai crimini di sangue.
E dopo aver scritto le nuove leggi sulle steli, le collocarono nel Portico Regio e giurarono tutti di osservarle.

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ARISTOTELE (Atheniensium Respublica - 22,1)

... ancor più democratica di quella di Solone divenne la costituzione.
Era accaduto infatti che la tirannide (di Pisistrato) avesse vanificato le leggi soloniane, in quanto non venivano più applicate; Clistene allora ne fece di nuove, che miravano al bene della intera cittadinanza...

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TUCIDIDE (II, 37) ...

Noi abbiamo una costituzione che non ha nulla da invidiare alla legislazione dei vicini; anzi, più che imitare gli altri, siamo noi modello per alcuni.
Questa costituzione si chiama DEMOCRAZIA, perchè realizza la POLITICA a favore della maggioranza e non a vantaggio di un gruppo ristretto, e per legge a tutti spetta uguaglianza di fronte a divergenze private.
E nella valutazione, ciascuno, in base alla notorietà che gode in qualche campo, viene eletto alle pubbliche cariche per le sue capacità, non per l'appartenenza a questo o a quel partito. D'altra parte, nessuno, anche se e' povero, purché abbia la possibilità di far del bene allo Stato, ne viene impedito a causa della modesta condizione sociale da cui proviene.
Viviamo da cittadini liberi... pieni di comprensione nei rapporti privati, ma con intransigente rispetto delle leggi in campo politico e sociale: diamo ascolto a chi man mano e' al governo e rispettiamo le leggi, in particolare quelle fatte per soccorrere i deboli che subiscono delle ingiustizie, e quelle morali che, sebbene non scritte, comportano per chi le viola un indiscutibile disonore.

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TUCIDIDE (VI, 39)

... Qualcuno dirà che la democrazia non realizza ne' l'intelligenza ne' l'uguaglianza, e che i ricchi sono i migliori per governare nel modo più opportuno.
Io invece sostengo innanzi tutto che "POPOLO" significa totalità, e "OLIGARCHIA" parte; aggiungo poi che i ricchi, certo, sono ottimi amministratori delle finanze, ma per poter dare i consigli migliori ci vogliono intelligenze pronte; tutti gli altri, poi, dopo aver ascoltato, sono in grado di valutare al meglio: e queste componenti, tanto singolarmente quanto tutte insieme, nella democrazia hanno una partecipazione di ugual peso.

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ISOCRATE (Paneg. 105)

... (gli Ateniesi consideravano) inaccettabile che la maggioranza fosse alle dipendenze di pochi, che quelli finanziariamente più deboli, ma non certo inferiori per tutte le altre capacità, fossero esclusi dalla vita politica attiva; (non volevano) infine che, pur membri di una patria comune, alcuni si comportassero da tiranni e gli altri si trovassero nella condizione di "meteci", di ospiti estranei, potremmo dire, e che, pur essendo per natura cittadini, venissero per legge privati dei loro diritti di cittadinanza.

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PLATONE (Resp. - I, 347, C)

... Non Certo per denaro sono disposti gli onesti ad assumere cariche pubbliche, ne' per ambizione; non vogliono infatti essere chiamati stipendiati, se per il loro incarico si fanno dare un compenso alla luce del sole, e non vogliono esser detti ladri se se lo prendono sottobanco.
Quanto al prestigio, non sono tanto ambiziosi da cercarlo come scopo primo. Anzi, deve presentarsi una vera necessità o deve esserci la minaccia di una sanzione, perché accettino un incarico.
E' quasi considerata una vergogna proporsi spontaneamente per governare, senza aspettare che ce ne sia la necessità.
Quanto alla sanzione, la più grave è lasciarsi governare da uomini peggiori, se non si accetta di farlo di persona: evidentemente è proprio per timore di questa situazione che gli onesti accettano il governo, se e quando lo accettano; solo allora si presentano disponibili a governare: e non si fanno avanti pensando di poter sfruttare questo privilegio, ma considerano l'incarico come una necessità, non essendoci uomini migliori ne' simili a loro, cui affidarlo.
Se esistesse uno stato di soli uomini onesti e competenti, la competizione sarebbe per non assumere le redini del governo, e non, come ora, per governare a tutti i costi.

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DEMOSTENE (Contra Timoch. - 4-6)

... Voi sapete perfettamente, Ateniesi, che in una democrazia sono le leggi che proteggono le persone e la costituzione... (e la minaccia più grave viene da) chi parla o agisce illegalmente.
Di conseguenza, sarete forti quando avrete buone leggi e non vi lascerete sopraffare da chi le calpesta. Bisogna, dunque, a mio parere, che quando formuliamo delle leggi stiamo bene attenti a formularle buone e utili alla compagine civile; poi, una volta emanate, dobbiamo rispettare le leggi vigenti e punire chi non le rispetta: solo così sarà sana e valida la struttura statale.

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PLATONE (Menex. - 235, c-d)

... C'era allora e c'è ora la medesima forma di governo, una "aristocrazia", intesa come "governo dei migliori"... Chi la chiama "DEMOCRAZIA" e chi le dà altri nomi a suo piacimento: sta di fatto che, per la verità, è il "governo dei più validi", basato sul giudizio favorevole del popolo...
Arbitro dello Stato è quasi in tutto il popolo: distribuisce le cariche e il potere a quelli che volta per volta appaiono i più affidabili: e nessuno è mai stato trascurato per la condizione modesta o per la sua povertà o perché non viene da una famiglia in vista, ne' per i motivi opposti è stato preferito...: uno solo, infatti, è l'elemento discriminatorio: prevale ed assume il potere chi è giudicato competente ed onesto.


C'è di che riflettere e, seppur con i debiti adeguamenti alla realtà odierna, da applicare con cura. Non credete?

Ora, per una più completa ed adeguata conoscenza in merito alle origini della Democrazia, vi consiglio la letura delle poche righe che seguono, a cura di Paola Parodi.

Guido De Simone



Sull'origine della democrazia

Siamo talmente abituati a considerare la Grecia Classica come una radice primaria della nostra cultura da attribuire a quel periodo molte invenzioni che invece la stessa Grecia aveva ereditato da epoche precedenti, trascurate dai libri di storia.
Una di queste innovazioni è la democrazia, la partecipazione plurale alla gestione della comunità.

I ritrovamenti archeologici hanno svelato che i villaggi neolitici erano organizzati in strutture egualitarie, senza stratificazioni sociali, potenti oligarchie e schiavitù, ma con una sostanziale parità tra tutti gli abitanti, uomini e donne, e una conseguente gestione collettiva della vita del villaggio.

Questo sistema sociale ha prevalso nell'Europa neolitica per millenni, travolto dall'impatto con le culture bellicose e androcentriche che sono penetrate nei suoi territori ad iniziare dall'area ucraino/rumena.

Ne è seguito un lungo drammatico periodo di scontri e contaminazioni tra i due complessi socioculturali. Quella che chiamiamo democrazia greca è uno dei risultati -certo non il peggiore- di questa titanica trasformazione: i pochi detentori del potere si sono appropriati del sistema precedente limitandolo a se stessi ed escludendone tutti gli altri (donne, artigiani, contadini, ecc.).

Si tratta quindi non dell'invenzione, ma piuttosto di una degenerazione della democrazia.

A proposito dell'origine della democrazia, mi sembra importante sottolineare due punti:

  1. la gestione collettiva, paritetica è stata la forma di governo più antica e duratura dell'umanità.
  2. Proprio durante la fioritura delle comunità democratiche sono state effettuate le scoperte ed invenzioni più rilevanti della storia umana (agricoltura, tessitura, ceramica ecc. fino alla lavorazione dei metalli e -oggi possiamo aggiungere- la scrittura).

Paola Parodi

Per avvicinare l'argomento senza affrontare testi archeologici specialistici, si possono consultare:
R. Eisler Il Calice e la Spada, Pratiche, il Saggiatore;
G.Bocchi, M.Ceruti Origini di Storie, Feltrinelli;
G.Galli, Cromwell e Afrodite, Kaos.
Per la scrittura vedi il sito www.prehistory.it

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