Comitato Promotore della Legge di Iniziativa Popolare per l'Introduzione nel Sistema Elettorale Italiano delle
Primarie Aperte a Tutti gli Elettori ai fini della Proposta e della Selezione delle Candidature
Organo Ufficiale del COMITATO PER LE PRIMARIE APERTE

A2 - Le Primarie per l'Italia

il "caso Italia"

Lo scenario politico italiano è uno dei più complessi tra quelli offerti dalle democrazie occidentali. Ancora sotto l'influenza anacronistica degli effetti da "Muro di Berlino", il sistema politico italiano è attualmente bloccato nel bel mezzo del guado che dovrebbe portarlo dalla riva della cosiddetta "1° Repubblica" ad un'ancora pericolosamente lontana "2° Repubblica".
Tutto ciò appare per lo più dovuto al fatto che coloro che da lungo tempo gestiscono il potere politico hanno serie difficoltà a mettersi in discussione e perciò a lasciare che un processo evolutivo relamente DEMOcratico segua il suo corso naturale... il fatto è che il termine "democratico" implica la CENTRALITA' DEI CITTADINI, TUTTI e lo smantellamento del sistema oligarchico che fino ad ora, di fatto, ha regnato sovrano.

Un'analisi attenta del "gioco dei poteri" e degli "equilibri politici" rivela che il potere chiave di tutto il sistema consiste nel POTERE DI CANDIDARE.

Chi può candidare in Italia? Noi cittadini? Ma neanche lontanamente.

Solo poche persone possono farlo ("pochi" in greco si traduce con "oligos", da cui viene il termine "oligarchia", che perciò, tradotto letteralmente, significa "governo dei pochi").
Queste poche persone possono farlo perché sono assise al vertice delle piramidi gerarchiche dei partiti. Solo loro e pochi intimi, più o meno palesi, possono decidere chi può ricoprire e chi no una carica istituzionale oppure in un ente controllato politicamente (perciò incluse le aziende di pubblica o che ricevono sostanziali "aiuti" dal mondo politico).

I partiti, stessa struttura di quando sono nati, 260 anni fa.

Nemmeno i militanti dello stesso partito hanno vera voce in capitolo. Il sistema maggioritario introdotto nel 1993 ha messo bene in luce la cruda realtà: nei partiti c'è un'aspra carenza di democrazia interna, spesso dichiarata con enfasi ma vera solo in apparenza.

Il Maggioritario comporta la suddivisione del territorio e dei rispettivi elettori in tante porzioni quanti sono i seggi da assegnare, perciò di piccole dimensioni e corrispondenti a pochi elettori (nel caso della Camera dei Deputati, per esempio). Dette porzioni di territorio sono dette "collegi uninominali" perché, corrispondendo ad un unico seggio in palio, ogni lista in competizione candida una sola persona (lista mono-candidato). Ciò ha messo spietatamente in luce l'accentramento del potere reale al vertice della piramide gerarchica. Tranne casi rarissimi, la scelta di quell'unico candidato non riguarda di certo i militanti che da allora in poi hanno avuto ben poche possibilità di influire sui processi decisionali del partito ed in molti, dal 1994 in poi, hanno lamentato perfino la quasi totale sparizione dell'attività locale del proprio partito. In effetti, riflettendoci un po' si può prendere atto che anche nel sistema proporzionale le cose non sono così diverse; era solo più facile illudere la "base" che essa era protagonista dei processi decisionali ed elettorali. L'invito del partito a candidarsi nella lista proporzionale è sempre stata vantata come la prova provata della democraticità del partito. Ma in realtà non è così. Nel sistema proporzionale la lista è "plurinominale" (decine di candidati) perché all'ampio territorio elettorale in cui si presenta (spesso un'intera regione o buona parte di essa) corrisponde a molti seggi assegnatele e più sono i voti totali che una lista prende più sono i suoi candidati cui verranno assegnati i seggi disponibili. Però, quell'ampio territorio corrisponde a milioni di elettori. Perciò per essere eletti bisogna essere in grado di comunicare con decine di migliaia di persone disperse in un territorio immenso e non con migliaia concentrate in un quartiere di una grande città o in pochi paesini limitrofi.
può nel complesso del territorio in cui si presentava i voti da prendere e perciò gli elettori da contattare sono milioni, senza l'appoggio della "macchina del partito" non si ha alcuna possibilità di farcela, salvo che non si sia molto noti o molto ricchi... ma in tal caso difficilmente si entra in lista se non previ accordi ben precisi con i vertici del partito.

un numero sufficiente di voti per essere eletti e conquistare uno dei seggi assegnati a quel terrritorio. Perciò i pochi voti che ogni candidato prendeva finivano per essere utilizzati come "resti" da chi ne aveva presi di più e poteva perciò lista composta da decine di candidati faceva che la decisione del candidato E ciò non è determinato dal voto degli elettori, bensì da chi, a monte, decide chi può candidarsi e lo candida nel modo più garantito, il che corrisponde nel sistema maggioritario a proporlo come candidato unico in un collegio "sicuro", cioè dove quella lista ha certezza di vincere, o tra i tra i primi posti della lista (sistema proporzionale) con il massimo appoggio propagandistico da parte del partito sull'ampio territorio della circoscrizione elettorale. Pertanto, i cittadini di quel "collegio" o In effetti gli elettori non hanno una vera libertà di scelta in quanto possono scegliere solo tra chi è stato preventivamente deciso da un gruppo ristretto di persone.

Perciò noi cittadini possiamo solo votare una delle persone scelte da qualcun'altro. E se anche non ritenessimo alcuna delle persone proposteci degna della nostra piena fiducia, nei fatti non possiamo fare nulla per evitare dette persone. A quel punto abbiamo solo una scelta: o votiamo uno di costoro turandoci il naso, o rinunciamo ad esercitare il nostro diritto di voto, come hanno fatrto in molti purtroppo.

Un vecchio detto popolare romano descriverebbe la situazione così: "o mangi 'sta minestra o te butti dalla finestra!".

ATTENZIONE, in effetti non votando e diminuendo perciò il numero degli elettori si rende ancor più facile la viota a coloro che preferiscono dover gestire il potere tra pochi intimi, ben più facile che convincere milioni e milioni di elettori in più. nessuno coloro determinare la scelta di coloro che possono accedere al "Palazzo" ne può anche determinare i comportamenti se non eplicitamente imporre loro scelte e decisioni derivanti dal proprio ruolo istituzionale.

Non che la situazione sia di molto migliore in altri paesi cosiddetti "democratici". Ma il caso italiano è decisamente peculiare poiché a ciò si aggiunge un cambiamento avviato traumaticamente all'inizio degli anni '90 con lo scandalo di "Tangentopoli" che ha illuso moltissimi italiani che si sarebbe potuto cambiare tutto e finalmente rendere la Politica più consono ai molti più passi avanti compiuti dalla società italiana. I molti partiti defunti a causa dello scandalo hanno però trasferito le proprie dirigenze non coinvolte nello scandalo nelle fila delle nuove formazioni politiche che sono nate tra il 1993 ed il 1994, portando con se, purtroppo uno schema mentale, organizzativo e gestionale della Politica che è uno schiaffo morale a quel desiderio di nuovo arrivato al suo massimo storico.

Con il tempo (1994/1999) si è avuta sempre più la sensazione, se non la certezza, che i vecchi poteri si siano riorganizzati, anche meglio di prima (ormai consci dei punti deboli che li avevano resi attaccabili), mandando prima avanti chi allora era ancora spendibile ma fidato. In questi ultimi anni, poi, si stanno ripresentando in versione rinnovata alcuni vecchi volti della 1° Repubblica. Non che non ne abbiano il diritto, ma fatto sta che noi cittadini NULLA possiamo per contrastare ciò. Non con l'attuale stato delle cose: le candidature non le decidiamo noi. Ci sono imposte.

Nel "nostro" mondo, il mondo normale di ogni cittadino, chi fallisce e non mantiene le proprie promesse è giudicato dalla società e, se le sue azioni hanno causato danni ad altri, viene giudicato e, se colpevole, punito da un giudice.
In Politica, specie se essa si orna dell'appellativo di "democratica", il giudice naturale di coloro che agiscono per conto dei cittadini è l'elettorato. Peccato che, da sempre ed ancora oggi, anche quando un eletto fallisce nel suo ruolo e non rappresenta degnamente o addirittura danneggia chi l'ha eletto, al momento delle elezioni si ripresenta ai cittadini con un sorriso smagliante stampato sulla faccia, come se nullaa fosse accaduto.

Perché può farlo? Perché chi decide ciò non siamo noi cittadini. E se anche gli elettori di quella parte politica volessero cambiare quella candidatura, ciò non avviene, perché essa non è decisa da tali cittadini, con la loro logica, bensì da un gruppo ristretto di persone, se non una, che fa usoi di ben altra "logica". La stessa logica che permette alla Politica d'interpretare la realtà in forma quanto meno "originali", ove 2+2 "può" fare 4 ma, in virtù di "esigenze politiche" potrebbe anche fare temporaneamente 5 o 3 e talvolta persino 8... Miracoli della "politica". Miracoli che talvolta possono essere anche "necessari", ma che, a maggior ragione, necessitano di uno STRETTO CONTROLLO DEMOCRATICO SULLA POLITICA, onde evitare che tali "miracoli" possano tornare a vantaggio di pochi, ovviamente a danno della comunità.

l'intervento possibile, secondo Costituzione

L'attuale situazione non lascia ben sperare in merito a cambiamenti sostanziali e di certo non in tempi brevi. Fintanto che la Politica è gestita con i metodi oligarchici sopra descritti ci si può quanto meno domandare per quale motivo coloro che hanno in mano detto potere oligarchico debba cederlo. Per senso civico? Sperabile da parte di chi si erge a difensore degli interessi dei cittadini. Ma i comportamenti fin qui tenuti non danno modo di pensare che ciò sia realistico.

Nella formula più positiva e costruttiva possibile, diciamo allora che il "Mondo della Politica" necessita di un "aiuto". Detto aiuto può venire solo dalla controparte in causa: IL POPOLO.

In virtù della sovranità che ad esso è attribuita dalla Costituzione, è il popolo il solo che ha il diritto di decidere... ed anche di PROPORRE.

Ecco perché è nata l'idea di un'INIZIATIVA LEGISLATIVA POPOLARE.
L'art. 71 della nostra Costituzione ce lo consente e noi cittadini cerchiamo con ciò di dare una mano a chi si trova di fronte ad una difficile scelta.
Non è mai semplice "mollare la presa", ma vogliamo credere che i "politici" saranno capaci di guardare con attentazione a ciò che proponiamo e potranno perciò comprendere che in questo caso mollando non si "casca nel vuoto" e che saranno perciò capaci di mettere da parte anche le loro ultime remore rispetto a tale cambiamento perché esso premia chi veramente la Politica sa praticarla con correttezza e senso dello Stato.

Pertanto, questa Proposta di Legge di Iniziativa Popolare è una PRECISA INDICAZIONE circa la direzione da seguire VERSO UNA BEN PIU' AVANZATA DEMOCRAZIA, quanto di meglio noi elettori possiamo offrire agli attuali protagonisti della Politica, nessuno escluso, augurandoci che essi, con tutto il buon senso di cui sono capaci, ne facciano tesoro.

Se invece essi avranno ancora tentennamenti o cominceranno con i soliti "giochi di prestigio" del tipo "2+2=tuttomenoche4"... beh, vogliamo vedere come gli elettori, tutti gli elettori, potranno prenderla?

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