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Fonte: da "Le Consultazioni Primarie, tipologie
esistenti e loro adattabilità al caso Italia", di Guido De
Simone.
Proporzionale E maggioritario: una concorrenza
inesistente, una convivenza necessaria. Ma secondo le regole della Democrazia.
Dopo 40 anni senza mai lo straccio d'una legislatura che arrivasse
fino in fondo, durante la quale si potesse perciò programmare una vera
crescita, e con il Paese che era stufo d'essere costretto ad impostare
decisioni e strategie solo sull'onda di una permanente "emergenza", nell'anno
1993 gli elettori hanno sancito con un vero e proprio plebiscito popolare
l'introduzione del sistema maggioritario. Ma il Paese chiedeva solo CERTEZZE.
Null'altro.
L'applicazione del sistema maggioritario nell'elezione del
Parlamento non era certo la soluzione migliore, ma era l'unica che potesse far
chiarezza sul fatto che il Paese era stanco di giochini di prestigio. Non era
la migliore perché non rispondeva ad esigenze pienamente democratiche.
Ecco perché:
- Per garantire la sua longevità e perciò la sua
efficacia ed efficienza nel risolvere i problemi di gestione ed amministrazione
per conto di tutta la comunità, il potere esecutivo ha
bisogno che gli vengano assicurati poteri di gestione adeguati e la
continuità nel tempo necessaria a governare i processi più
lunghi, in altre parole ha bisogno di governabilità. In un
condomino, tutti i condomini eleggono, a maggioranza, un amministratore
o un consiglio d'amministrazione a cui affidono la gestione del condominio e
dei loro interessi di condomini. Questo vale anche per il "Condominio Italia" o
per il "Condominio Toscana" o per il "Condominio Catania".
- Per garantire la sua efficienza nel rappresentare la
comunità per intero e nel fornire a tutti i cittadini regole equilibrate
e che non ledano i diritti di alcuno, il potere legislativo ha bisogno di
rappresentatività. Deve rappresentarla tutta e veramente
la comunità, non solo una sua parte, qualunque sia tale parte.
Un'assemblea legislativa corrisponde ad un'assemblea di condominio. Tutti gli
aventi diritto devono potervi aver voce e capacità decisionale.
Però, quando i "condomini" sono troppi si può decidere, per
praticità, che all'assemblea partecipino solo alcuni, in rappresentanza
di tutti gli altri. Si passa, cioè, dalla Democrazia diretta alla
Democrazia rappresentativa. Pertanto, si procede all'elezione dei
rappresentanti dove tutti gli aventi diritto votano e decidono di chi
si fidano per farsi rappresentare. Così tutti sono rappresentati.
Perciò, il metodo naturale per eleggere un Parlamento,
organo legislativo, è il metodo proporzionale.
Il caso Italia: anno 1993, un'occasione perduta
Il problema è che nella nostra Costituzione il potere
esecutivo non è eletto direttamente dagli elettori, bensì dal
Parlamento che li rappresenta. In sostanza, il potere esecutivo dipende dal
potere legislativo. Ecco, perciò, che per poter dare certezza di durata
al governo del Paese siamo stati costretti a forzare il sistema eleggendo il
Palramento con il sistema maggioritario. Ma quella non è certo la vera
soluzione. Era solo quello che potevamno fare per fornire alla classe politica
un segnale chiaro.
A fronte d'una richiesta così chiara, bastava prendere di
petto i difetti del nostro sistema e perciò mettere mano alla nostra
Costituzione, facendo eleggere l'esecutivo direttamente dai cittadini,
ovviemente con il metodo maggioritario. A quel punto, il Parlamento, finalmente
svincolato da un eccessivo ruolo di controllo sul governo, riprendendo in pieno
il suo ruolo legislativo, incluso il poter respingere le leggi proposte dal
governo (Decreti Legge) e continuando così ad esercitare un controllo
sul governo ma nella giusta dose, poteva nuovamente essere eletto con il metodo
proporzionale, com'è giusto che sia per rappresentare tutti.
Invece, che fa la nostra cara "classe politica dominante"? Poche
settimane dopo quel plebiscitario referendum del 1993, durante una ssssione
notturna del Parlamento, in piena estate, re-introduce, quatta quatta, una
quota del 25% di seggi eletti con il sistema proporzionale, che nel sistema
politico italiano significa "garantire quei seggi a chi li DEVE avere
comunque".
Non solo non è una soluzione ma un rimedio da "capricciosi"
che non vogliono rinunciare a certe prerogative. Non solo ciò è
stato come un violento pugno nello stomaco a tutti gli italiani che così
si sono sostanzialmente sentiti dire "Allora non avete capito: non ce ne frega
nulla di quel che voi volete!". Ma, cosa ben più grave, non ha affatto
affrontato il vero problema ed ha lasciata invariata nella nostra Costituzione
quell'ormai anacronistica ingerenza del potere legislativo sul potere esecutivo
che ha finito per far prevalere quest'ultimo sul primo. Infatti, oramai il
Parlamento è prigioniero delle decisioni del governo ed è solo il
suo mero esecutore. Il risultato di ciò? Ora il Parlamento cambia
arrogantemente le leggi e perfino la nostra Costituzione a colpi di
maggioranza, cioè in nome di quel poco più della metà del
Paese che l'ha votato e senza tenere conto dei diritti e dei punti di vista di
TUTTO il Paese.
Rimane il fatto che un sistema democratico equilibrato corrisponde
ad una piena separazione tra i poteri e ad un equilibrio tra gli stessi,
nonché garantisce agli elettori il controllo democratico sia del potere
esecutivo sia del potere legislativo, applicando a ciascuno di essi il metodo
elettorale più consono a garantire la loro natura funzionale e
costituzionale.
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