Comitato Promotore della Legge di Iniziativa Popolare per l'Introduzione nel Sistema Elettorale Italiano delle
Primarie Aperte a Tutti gli Elettori ai fini della Proposta e della Selezione delle Candidature
Organo Ufficiale del COMITATO PER LE PRIMARIE APERTE

A1 c - IN DEMOCRAZIA LA BASE E' SOPRA AL VERTICE

Fonte: da "Le Consultazioni Primarie, tipologie esistenti e loro adattabilità al caso Italia (Tavola: LE PRIMARIE IN POCHE IMMAGINI)", di Guido De Simone.

La Storia lo dimostra: il problema è nato ed è ancora oggi nei partiti

Siamo tanti. 50 milioni d'elettori. Oggettivamente siamo troppi per poterci riunire tutti insieme ogni volta che c'è da decidere quale regole adottare per i passaggi a livello o nei rapporti con un altro stato o per approvare una spesa in bilancio. Perciò, la "Democrazia diretta" non è la soluzione per il "Condominio Italia". In alternativa c'è la "Democrazia indiretta" , detta anche "Democrazia rappresentativa".

Il problema è lo stesso che si sono trovati ad affrotnare i francesi dopo la Rivoluzione, nel 1789. Non c'era più il sovrano assoluto cui tutti dovevano solo obbedire, ne' erano solo i ricchi a dover rappresentare i propri interessi. Tutti ne avevano diritto, perciò tutti dovevano in qualche modo poter avere voce in capitolo su leggi o decisioni amministrative che li riguardavano. Fu ripresa l'idea della Democrazia celebrata dagli antichi greci, inclusa la versione indiretta, cioè il popolo elegge i propri rappresentanti presso l'Assemblea e sono loro che, ricevendo tale "DELEGA" si riuniranno e decideranno, facendo gli interessi di chi rappresentano.

Inoltre, anche se è naturale che ognuno di noi abbia un modo diverso di vedere le cose, c'erano dei punti o principi su cui si riconoscevano un certo numero di persone e, perciò, mostrandosi uniti su tale punto essi potevano far valere più facilmente le proprie ragioni ed avere un maggior consenso sia dagli elettori sia dagli altri rappresentanti del popolo che poi avrebbero votato su tale punto. Nacquero così i "PARTITI", aggregazioni di persone che si riconoscono su specifici principi e metodi di gestione della cosa pubblica.

Pertanto, i partiti sono un importante strumento di rappresentazione e di sintesi dei diversi modi di vedere le cose e perciò un utile strumento dei cittadini.

Il problema è che quando sono nati i partiti il popolo era afflitto in stragrande maggioranza da una endemica ignoranza. Così, in prima battuta i partiti ebbero una funzione quasi "tutoria" e vi operavano per lo più coloro che avevano la fortuna d'aver studiato (gli aristocratici, il clero, i ricchi borghesi, gli intellettuali, ecc.).

Tra l'inizio e la metà degli anni '90, tutti s'aspettavano un cambiamento vero e decisivo. Ma non è avvenuto. Sì, sono cambiate molte cose, ma solo in apparenza. Dietro la facciata ben poco è cambiato. Eppure c'è stato un vero e proprio terremoto (la messa a nudo di "Tangentopoli" ha messo sotto inchiesta oltre 3/4 del Parlamento e fatto chiudere i battenti a tutti i partiti esistenti prima del 1993, tranne due, quelli all'opposizione). Mai sottovalutare chi si occupa di politica. Specialmente coloro che fanno della politica uno strumento di potere più che di servizio verso la comunità. Mentre sul fronte agivano i loro ex "porta-borse", i vecchi del mestiere si sono riorganizzati e, sfruttando il carisma che comuqnue hanno, hanno fatto man mano passare la linea "siate prudenti! Certi cambiamenti bisogna guidarli se si vuole evitare il peggio!!".

Se alcuni nei partiti ci son cascati, altri hanno cominciato ad unirsi al quel sordo mormorio che da molto, troppo, tempo dilaga tra gli elettori d'ogni colore politico. La classe politica di potere stava continuando a far acqua, il Paese era sempre più debole ed il mormorio ha cominciato a trasformarsi in voci più alte di protesta.

A fronte di quest'aria di ribellione, la classe politica dominante ha pensato che fosse sufficiente mettere in campo una maggiore, ma solo apparente, partecipazione alle decisioni.

In questi ultimi 9 anni, si è parlato molto di Primarie ed ogni volta ci si è limitati a riferirsi al modello generico delle "primarie americane".
Ma negli USA ce ne sono ben 37 di modelli... perciò, a quale ci si riferiva?
E, poiché per lo più le primarie statunitensi, quelle più note, avvengono nell'ambito dei partiti (perciò sono Primarie "chiuse" o suoi derivati: "semi-chiuse", "semi-aperte"... vedi spiegazione sui vari tipi di Primarie alla pagina A1a), i tanti progetti legge che dal 1995 fino a pochi mesi fa sono stati presentati da parlamentari d'ogni colore politico non sono mai andati oltre quelle formule.

Nessuno di quei progetti di legge hai mai visto la luce, ne' sono mai arrivati in aula, perciò, non hanno avuto alcun effetto legislativo. Però, facendo uso in modo generico del termine "Primarie", hanno contribuito a far credere che con esso ci si potesse riferire SOLO a quei modelli gestiti nei partiti.

E questo non è vero. Esistono ben altre possibilità d'uso delle Consultazioni Primarie, basta andare oltre quello schema fin qui preso a modello.
Se Einstein non fosse andato oltre oggi, probabilmente, non potremmo neanche concepire l'idea di viaggi interplanetari se non in termini fi fantascienza.
Se Madame Curie non fosse andata oltre oggi, probabilmnente, staremmo ancora conbattendo contro malattie che ormai sono sparite.

Primarie... se si leggono fino in fondo, i progetti di legge fin qui presentati, salvo rare e comunque incomplete eccezioni, si scopre che i meccanismi descritti non portano grandi novità negli oltre 2 secoli e mezzo della storia moderna della Democrazia rappresentativa e dei partiti. Pochi sono stati i casi di testi che potessero vantare un qualche tentativo in tal senso.

Il problema vero è che le Primarie vanno a toccare un problema molto grosso, enorme: quello della Democrazia interna ai partiti, a tutt'oggi molto carente. Argomento assolutamente tabù.

E poiché nessuna di quelle leggi apportava un vero e sostanziale cambiamento nell'attuale sistema di potere vigente nei partiti ne' agli equilibri di sempre che mantengono il potere ferreamente nelle mani dei soliti pochi, non v'era alcun motivo perché detti progetti legge fossero presi sul serio dai parlamentari se non con il rischio d'inimicarsi i poteri forti del proprio partito e cadere in disgrazia. Ecco perché nessuna di quelle proposte ha mai avuto neanche l'onore d'essere portata all'esame delle aule parlamentari.

In effetti, tutti quei progetti proponevano semplicemente delle PRIMARIE DI PARTE.

Le PRIMARIE DI PARTE, un cambiamento solo apparente

Ecco qui di seguito una spiegazione utile a far meglio comprendere di cosa si parla.

Le PRIMARIE DI PARTE si svolgono a cura ed all'interno di una parte politica, sia che essa sia costituita da un solo partito o da una coalizione di partiti.

Ma le PRIMARIE DI PARTE non possono cambiare un granché la situazione, ne', allo stato attuale delle cose, possono essere uno strumento di partecipazione pienamente democratica.

Per essere pienamente democratica, una Primaria dovrebbe:

  • permettere realisticamente la partecipazione del maggior numero possibile degli elettori a favore di quella parte politica,
  • permettere a detti votanti di poter anch'essi proporre le candidature, anche in concorrenza con le proposte dei vertici di partito.

Per meglio comprendere, è quello che avviene in ogni condominio d'Italia. I condomini sono sovrani. Perciò sono loro, TUTTI, che decidono con il proprio voto chi sarà l'amministratore del condominio. Inoltre, TUTTI i condomini hanno diritto di proporre la candidatura, propria o di un altro, alla carica di amministratore.

Tutto ciò altro non è che il meccanismo democratico.

La stessa cosa avviene anche in ogni società o associazione di persone: tutti i membri ne sono proprietari ed hanno sia il diritto di proporre sia il diritto di votare. Vince la proposta che ha preso più voti e tutti sono tenuti a rispettare la proposta che vince.

Allora cosa c'è che non va nel portare le Primarie nell'attuale sistema dei partiti?

Gli attuali tentativi d'allargare la "base"

Tra l'inizio e la metà degli anni '90, tutti s'aspettavano un cambiamento vero, deciso e decisivo. Ma ciò non è avvenuto. Sì, sono cambiate molte cose, ma solo in apparenza. Dietro la facciata ben poco è cambiato. Eppure c'è stato un vero e proprio terremoto (la messa a nudo di "Tangentopoli" ha messo sotto inchiesta oltre 3/4 del Parlamento e fatto chiudere i battenti a tutti i partiti esistenti prima del 1993, tranne due, quelli all'opposizione). Mai sottovalutare chi si occupa di politica. Specialmente coloro che fanno della politica uno strumento di potere più che di servizio verso la comunità. Mentre sul fronte agivano i loro ex "porta-borse", i vecchi del mestiere si sono riorganizzati e, sfruttando il carisma che comuqnue hanno, hanno fatto man mano passare la linea "siate prudenti! Certi cambiamenti bisogna guidarli se si vuole evitare il peggio!!".

Se alcuni nei partiti ci son cascati, altri hanno cominciato ad unirsi al quel sordo mormorio che da molto, troppo, tempo dilaga tra gli elettori d'ogni colore politico. La classe politica di potere stava continuando a far acqua, il Paese era sempre più debole ed il mormorio ha cominciato a trasformarsi in voci più alte di protesta.

A fronte di quest'aria di ribellione, la classe politica dominante ha pensato che fosse sufficiente mettere in campo una maggiore partecipazione alle decisioni, a partire dagli iscritti, estendendola magari perfino ai cittadini non iscritti. Tale "partecipazione alle decisioni" sembrava prendere corpo nella selezione delle candidature. Un modo per rimpiazzare, in tempi di sistema maggioritario e liste uninominali, quella potenzialità di protagonismo che il proporzionale aveva fatto sembrare possibile fino al 1993. Ma la suddetta "partecipazione" si rivela per quel che è: solo apparente.
E lo era sia prima, con il sistema proporzionale, sia lo è oggi con quello maggioritario.

La "BASE" dei votanti di una parte politica può "ampliarsi" se essa è costituita da più partiti che l'appoggiano (Coalizione) e, in tal caso, la PRIMARIA DI PARTE diventa una PRIMARIA DI COALIZIONE. Ma comunque, se la partecipazione al voto è limitata agli iscritti dei partiti coinvolti, si tratta di una "PRIMARIA CHIUSA".

Una parte politica può decidere che alla propria Primaria possano partecipare con diritto di voto anche altre forze simili, simpatizzanti ed affini (movimenti, associazioni, circoli, ecc.) e, in tal caso, la PRIMARIA DI PARTE diverrebbe una PRIMARIA "SEMI CHIUSA"

Se a questi votanti si possono aggiungere anche tutti i cittadini che decidano di iscriversi ad un "albo" degli elettori di quella parte politica, quella Primaria è classificabile come "PRIMARIA SEMI APERTA".
Tale Primaria non può essere definita "Aperta" perché in realtà sono ben pochi i cittadini che potranno parteciparvi.

Infatti, sono ben pochi coloro che possono dichiarare apertamente o far anche solo scoprire per quale parte sono-attivi-sostenitori o votano o semplicemente simpatizzano a chi essi frequentano nel proprio lavoro, nel proprio condominio, nei propri gruppi di amici, nella comunità dove vivono (specialmente se è una piccola comunità), talvolta anche in famiglia.
Il rischio è che chi non ha simpatia per quella parte politica (in linea di massima tra il 30 ed il 70% delle persone che si conoscono) cominci a considerarci con un forte pregiudizio. Perché in Italia la forte contrapposizione tra le due parti politiche principali è decisamente troppo alta ed ideologicamente aggressiva e conflittuale.
Il rischio è di dover cominciare a discutere conflittualmente con molte di queste persone o addirittura di compromettere tali rapporti, se non di subire da tali persone un trattamento poco piacevole (maldicenza strisciante, isolamento sociale e personale, mobbing).
Perciò, i cittadini che possono palesemente partecipare ad una PRIMARIA DI PARTE sono ben pochi e non porterebbero un vero contributo al cambiamento in una PRIMARIA SEMI-APERTA, anche se essa fosse sbandierata come esempio di apertura dei partiti ai cittadini.

... Ma se anche partecipassero MILIONI di elettori...basterebbe ciò a determinare il "vero" cambiamento?

Nelle strutture democratiche, la "BASE" ha il potere ed il "VERTICE" è al suo servizio

Per quanto si possa allargare la base di una PIRAMIDE, se il VERTICE è sopra la BASE quest'ultima è comunque dominata dal primo. (vedi l'esempio grafico). (NOTA: dopo aver cliccato sul collegamento, attendere qualche secondo per l'apertura del file)

In sostanza è come se si moltiplicasse un numero per zero. Qualunque sia l'entità di quel numero, 10 oppure 10 milioni, comunque il risultato è... ZERO!

Fintanto che il vertice resta in alto, le regole e specialmente le candidature sono imposte dall'alto del vertice e, per quanto grande possa essere o aumentata, la base non conta.

E' invece lecito pensare che quella base venga usata per far passare per democratico ciò non lo è, perché di fatto le scelte sono imposte dall'alto.

Pertanto, le PRIMARIE sono veramente DEMOcratiche solo se garantiscono:

  1. la piena partecipazione di tutti gli elettori,
  2. la possibilità concreta per chiunque di candidare o candidarsi, anche in concorrenza con i vertici.

In tal caso, poiché la vecchia "PIRAMIDE GERARCHICA" VIENE CAPOVOLTA, ogni ampliamento della BASE corrisponde ad una maggiore partecipazione democratica.

Clicca qui per vedere lo schema grafico che evidenzia tale principio.

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